Skjelbred, da “errore” a colonna dell’Hertha

Skjelbred

“Uno sbaglio”. Così nel novembre 2011 la rivista Kicker’ definiva l’acquisto da parte dell’Amburgo di Per Ciljan Skjelbred. In riva al Mare del Nord e in Bundesliga il centrocampista centrale norvegese ci era arrivato solo sei mesi prima, quando l’HSV l’aveva prelevato dal Rosenborg, dove aveva esordito in massima serie a 16 anni. Nella prima parte di stagione il ragazzo di Trondheim aveva collezionato 268 minuti in campo, non convincendo praticamente nessuno, tanto che esattamente dodici mesi dopo, nel novembre 2012 l’Amburgo l’aveva inserito nella lista dei cedibili. A prenderlo in prestito, nell’estate 2013 è l’Hertha Berlino, lì dove a fine millennio aveva fatto bene un altro suo connazionale Kjetil Rekdal.

La “Alte Dame”, come qualcuno fa notare a Skjelbred, è però ancora una Fahrstuhlmannschaft, una di quelle che una stagione giocano in Bundesliga, nell’altra in seconda serie. Per lo scandinavo però è la svolta. Dopo una stagione molto positiva in prestito, condita anche da due reti (tanto che viene votato “giocatore norvegese dell’anno in Germania”) Per viene acquistato a titolo definitivo dagli Herthaner. L’”Olympiastadion” diventerà la sua casa per sei stagioni.

Il mediano non è un calciatore appariscente, lui che quindicenne era stato selezionato dal reality show locale Proffdrømmen, come miglior talento norvegese guadagnandosi pure una prova con il Liverpool (lui rifiuta il contratto giovanile dei Reds), ma è tremendamente utile. Corre, copre, a volte segna, come nella stagione 2015/2016 quando l’Hertha di Pal Dárdai arriva al settimo posto, valido per i preliminari di Europa League e il mediano realizza cinque reti, il massimo della sua carriera in Bundesliga. Skjelbred è un Mentalitätsspieler, come lo definisce il tecnico magiaro, nel 2018 al “Tagesspiegel”, ribadendo il concetto con una frase eloquente. “Sappiamo quello che Schelle ci dà, impegno al 100%”.

Un buon giocatore che insieme ai vari Kalou e Ibisevic è stato fino a qualche mese fa (prima della svolta in atto ora a Berlino) uno dei punti di riferimento nello spogliatoio. “Dobbiamo mostrare ai ragazzi – ripete in un’intervista al “Tagesspiegel” del 2010 – quello che è ok e quello che non è. È un nostro dovere correggere i ragazzi sul campo, ma anche fuori, nell’ambito di una vita professionale”. Valori che il ragazzo di Trondheim ha imparato a casa sua, in Norvegia, quando come ha ricordato più volte, ai primi allenamenti con il Rosenborg spostava le porte da solo “e non con altri dieci compagni”.

Nelle ultime due stagioni il suo impiego è stato meno frequente, tanto che il giocatore, ormai 33enne ha espresso a Michael Preetz, il direttore sportivo, il desiderio di tornare al “suo” Rosenborg, visto anche che il contratto sarebbe scaduto nell’estate 2020. “Con il ritorno in Norvegia per me si chiude un cerchio” ha dichiarato Skjelbred dopo l’annuncio. “Fino alla fine però darò il massimo per questo club”. Che di sicuro non si dimenticherà di un errore, che si è trasformato in un punto di riferimento della “Alte Dame” di Berlino. E, con circa 200 presenze, un punto fermo della Bundesliga.

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