I destini incrociati di Guerreiro e Nico Schulz

nico schulz

Quest’estate in ogni probabile formazione del Borussia Dortmund (compresa la nostra guida…) c’era unanimità di giudizio su chi avrebbe occupato la fascia sinistra della difesa a quattro, prima che Favre varasse il 3-4-3 a dicembre. Il nome che tutti indicavano era quello di Nico Schulz, fresco acquisto dell’Hoffenheim per quasi 30 milioni di euro. In altre parole: l’esterno sinistro della nazionale tedesca, giocatore plasmato da Nagelsmann e diventato presto uomo-mercato. Dall’altra parte, invece, c’erano grandi dubbi riguardo al futuro di Raphael Guerreiro, ripetutamente accostato al PSG e con un contratto in scadenza 2020 che lasciava presagire soltanto un epilogo: la separazione.

Febbraio 2020, metà stagione. È cambiato tutto. Il portoghese ha rinnovato il suo contratto con il BVB e si è ripreso quel posto da titolare che inizialmente aveva perso, diventando un giocatore essenziale nonché uno dei sei migliori marcatori della squadra, con già 5 goal all’attivo, tutti in Bundesliga. E soprattutto 10 presenze (25 contro 15) e 700 minuti di gioco (1800 contro 1100) in più del pari-ruolo e coetaneo: entrambi sono del 1993. Poteva e doveva essere un dualismo, ma di fatto per Favre un reale dualismo non è mai esistito. Tutt’altro.

Nico Schulz ha iniziato la stagione con i galloni di titolare, prima di subire un infortunio al piede che lo ha rallentato nelle prime uscite. Le sue difficoltà in entrambe le fasi sono state evidenti: ha spesso faticato a tenere la linea a quattro e nell’uno contro uno, colpa anche di un’abitudine a giocare come quinto più che come quarto. Certo è che dal terzino della nazionale tedesca ci si aspettava qualcosa in più di un solo goal, senza nemmeno un assist. Guerreiro, al contrario, ai 5 goal ha aggiunto anche 5 assist in tutte le competizioni. E soprattutto una partecipazione alla fase di riaggressione che fa la differenza.

Anche le statistiche, in ogni caso, giocano totalmente a favore dell’ex Lorient. 1.1 passaggi chiave ogni 90 minuti in campo, mentre Schulz è fermo a 0.3. L’ex Hoffenheim subisce 0.8 dribbling a partita di media, mentre il portoghese si ferma soltanto a 0.3, e risulta anche essere uno dei più fallosi con 1.8 a partita, quasi il quadruplo del suo concorrente.

L’inizio di 2020 non ha fatto altro che consolidare le gerarchie stabilite da Lucien Favre. Il portoghese ha giocato tutte le gare da titolare, tranne quella di DFB-Pokal contro il Werder Brema, peraltro persa per 3-2 dai gialloneri. Schulz è a tutti gli effetti una riserva. E gli può costare carissimo: sulla fascia sinistra nella Germania c’è grande concorrenza, tra Gosens, Halstenberg, Max, Plattenhardt e Hector. Per Löw ci sono soltanto due posti. E quello di Nico non è per nulla garantito. Come non lo è più quello nel BVB, rubato da Guerreiro, uno che stava partendo. Destini incrociati.

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