Cosa è successo tra Klinsmann e l’Hertha Berlino

klinsmann Hertha

Le dimissioni di Jürgen Klinsmann da allenatore dell’Hertha Berlino ieri hanno scosso tutto il calcio tedesco e dato il via alla classica fuga di notizie che si verifica in questi casi. 24 ore dopo, la chiarezza totale ancora non c’è – e finché non sarà Klinsi a parlare forse non ci sarà mai. Si è però arrivati a una ricostruzione piuttosto dettagliata di come le cose possano essere andate. E la conclusione che si può trarre è che l’errore sia stato fatto a monte, ovvero quando si è scelto Klinsmann per allenare l’Hertha. Ma andiamo per gradi.

L’avventura dell’ex Ct degli Stati Uniti sulla panchina berlinese è iniziata a fine novembre ed è durata 76 giorni, ma in realtà è già da agosto-settembre che il suo nome ruota intorno a die Alte Dame, più o meno da quando il magnate Lars Windhorst ha deciso di investire nel club (ve ne avevamo parlato a dicembre). Klinsmann è entrato a far parte nel consiglio di vigilanza e poi è stato scelto come allenatore, una volta che le cose con Ante Covic – promosso in estate dall’Unser 23 per sostituire Dardái – sembravano essere precipitate. L’esperienza di uno che ha allenato anche la Germania e il Bayern poteva essere l’arma in più per far fare il salto di qualità alla squadra.

C’è stato però un elemento di discordia, evidentemente: la durata del contratto. Klinsmann ha firmato solo fino a fine stagione, ipoteticamente con una successiva promessa di avere un ruolo importante come direttore tecnico o qualcosa di simile. Così fosse, le dimissioni sarebbero semplicemente una ‘scusa’ per tornare/arrivare il prima possibile nel suo ruolo e poterlo gestire meglio. Secondo il ‘kicker’ però dietro alla scelta di Klinsmann ci sarebbe anche il “no” incassato dall’Hertha quando si è proposto come direttore tecnico. Mettendola sul piano dell’ironia, forse il suo vero ruolo ‘ideale’ e desiderato, visto che nemmeno si era portato i documenti da Los Angeles per allenare…

Attualmente la parte sportiva è in mano a Michael Preetz, con cui tra l’altro Klinsi non avrebbe un rapporto rose e fiori: secondo ‘Sport1’ infatti il direttore sportivo si sarebbe molto risentito per le richieste di cessione di Arne Maier e Niklas Stark, che il club, compreso il presidente Gegenbauer, vede come due giocatori che possono essere il futuro dell’Hertha e della Germania e alla fine trattenuti quasi a forza. Ha fatto discutere anche la cessione di Ondrej Duda, che ieri ha messo un ‘like’ alla notizia delle dimissioni. Ha avuto ripercussioni anche l’aver messo di fatto fuori rosa Salomon Kalou, un’istituzione, che ha parlato di “mancanza di rispetto” nei suoi confronti.

I rapporti con gli altri dirigenti sembrano dunque già abbastanza confusi, ma qualcosa non torna. Perché anche Klinsmann stesso è a tutti gli effetti un dirigente dell’Hertha Berlino, facendo parte del consiglio di vigilanza. Ed è piccola una contraddizione che emerge anche nella lettera di dimissioni sul proprio profilo Facebook, nella quale parla di poca fiducia nei suoi confronti.

“A fine novembre abbiamo risposto alle esigenze del club mettendo insieme un gruppo competente per uscire da un momento difficile. In breve tempo abbiamo ottenuto ottimi risultati.
Come allenatore mi serve la fiducia di chi è coinvolto, e questa non c’è stata. La coesione è fondamentale per non retrocedere e senno è garantita non posso dare il massimo come allenatore, dunque non attenermi alle mie responsabilità.
Per questo ho deciso di fare un passo indietro da allenatore e concentrarmi sul mio lavoro di membro del board di supervisione”.

Il ‘kicker’ ha parlato di una scelta egoistica di Klinsmann, anche perché – come suo solito – in atto c’era una mini-rivoluzione, fatta di acquisti importantissimi e tanti soldi spesi: da Ascacibar a Cunha, passando per Tousart e soprattutto il fiore all’occhiello Piatek. Il club ha sborsato circa 80 milioni di euro. E ha anche lasciato andare giocatori di livello come Duda o Selke. Cambiamenti sotto la regia dell’allenatore, che di fatto un ruolo da direttore tecnico in qualche modo già lo aveva, anche se non da plenipotenziario. Esempio: l’allenatore dei portieri. Al suo arrivo aveva allontanato Zsolt Petry, facendo anche scontento Jarstein, il suo numero 1. 24 ore dopo le dimissioni, Petry è tornato al suo posto.

I risultati comunque erano parzialmente dalla sua: tra Bundesliga e DFB-Pokal, 3 vittorie e 4 sconfitte in 10 partite, ma con un calendario molto complicato: Mainz a parte, ha sempre e solo affrontato squadre messe meglio in classifica, attualmente tutte nella top 10. E in Bundesliga ha ottenuto 4 clean sheet in 9 gare: in questo stint ha fatto meglio solo il Bayern. Insomma, le sue scelte avrebbero potuto portare a qualcosa, per quanto spesso fossero controverse. Il punto interrogativo però si pone ugualmente ora che Klinsmann è nel consiglio di vigilanza: i rapporti con gli altri dirigenti sono sufficientemente sani da poter permettere di lavorare uniti? Quell’unità di cui lui stesso parlava nella lettera di dimissioni.

Dall’esterno, non tutti sono convinti. Lothar Matthäus come suo solito ci è andato morbido, affermando che l’ex compagno di nazionale e club “non è per nulla un team player”. Tra club e squadra le reazioni ai microfoni della ‘Bild’ sono state diverse. Windhorst ha sorprendentemente annunciato che Klinsmann gli ha comunicato la decisione solo un giorno prima, Grujic ha invece spiegato come la squadra sia “in confusione, ma il mister ha detto che doveva prendere quella decisione”. Skjelbred dall’alto della sua esperienza è stato molto politico: “Penso che sia lui sia il club abbiano avuto le loro buone ragioni”.

Attualmente l’Hertha è in mano ad Alexander Nouri, che era vice di Klinsmann, ma ha già allenato in Bundesliga il Werder Brema con grande successo nella stagione 2016/17, portandolo dalla retrocessione terza a un passo dall’Europa League. ‘Sky Sport’ ha parlato anche di possibilità Niko Kovac (più per giugno, secondo ‘Sport1’). Rimangono in piedi anche i nomi di Roger Schmidt e Bruno Labbadia. Da un lato questo senso di incertezza generale lascia intendere che davvero nessuno si aspettasse l’addio di Klinsmann. Dall’altro, però, c’è la sensazione che le dimissioni siano una mossa strategica anche per il club. Soltanto il futuro prossimo fornirà una risposta. Una cosa è certa: quando alla presentazione, sotto l’hashtag “il futuro appartiene a Berlino”, Klinsmann aveva dichiarato che “l’Hertha avrebbe fatto grandi cose”, di certo non intendeva queste…

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