Il piccolo Paderborn vuole continuare a sperare

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Quando in estate si fanno le classiche “griglie di partenza” del campionato che sta per iniziare è raro che i diversi media sportivi si trovino d’accordo. Ma prima dell’avvio della Bundesliga 2019/2020 tutti erano concordi nel mettere il Paderborn all’ultimo posto.

La squadra della piccola città della Vestfalia è una società giovane (la fondazione risale infatti al 1985), ma con una storia già più unica che rara, come abbiamo analizzato in un video qualche mese fa. La risalita in due anni dalla Dritte e il mercato di basso profilo, viste le poche risorse economiche a disposizione, hanno inciso nelle valutazioni negative di inizio stagione. Anche l’impatto con la Bundesliga, al contrario di quanto era successo nel 2015 dopo la prima storica promozione, non è stato incoraggiante: un solo punto nelle prime otto giornate, grazie al pareggio con il Wolfsburg alla terza. Il Paderborn inoltre ha sempre occupato l’ultima posizione in classifica, solo o in compagnia, tranne proprio al termine della già citata terza giornata. Fin qui si direbbe che è tutto come ampiamente previsto all’inizio; ma non è così, anzi.

Nonostante le sconfitte gli uomini di Steffen Baumgart non avevano mai sfigurato, giocandosela sempre con orgoglio. Tranne nella giornata precedente a Colonia, al termine della quale cominciavano ad aleggiare dubbi sulla guida tecnica.

Ma è proprio in questa situazione negativa che nasce il primo momento di svolta verso una maggior presa di coscienza sulla possibilità di lottare per il miracolo-salvezza. Il momento ha una data e un luogo ben precisi: 26 ottobre, Benteler Arena. Si gioca la nona giornata, Paderborn contro Fortuna Düsseldorf. La squadra di casa si batte con la solita determinazione, ma questa volta è brava a capitalizzare e a difendere il risultato: un gol per tempo, di Sabiri prima e di Schonlau poi, regalano la prima vittoria in Bundesliga.

Da quel momento il Paderborn ha un altro passo, da salvezza: arriveranno infatti 11 punti nelle successive dieci giornate, che sommati ai 3 punti contro il Fortuna diventano 14 nelle ultime undici. Alcuni esempi per capire come questo ritmo potrebbe addirittura portare all’insperata salvezza: nella stesse undici giornate il Fortuna ha fatto 9 punti, l’Eintracht 9, il Werder 8, il Mainz 11, l’Hertha 11. Il tanto ammirato Friburgo di Streich ne ha fatto soltanto uno in più, 15.

All’interno di queste dieci partite ci sono altri due passaggi chiave: il 3-3 a Dortmund alla dodicesima giornata e la vittoria negli ultimi minuti a Brema alla quattordicesima. La prima perché se è vero che nel secondo tempo il BVB ha recuperato tre gol è altrettanto vero che un primo tempo di quel livello è stato un segnale importante. La seconda perché si trattava di uno scontro diretto e vincerlo dal punto di vista psicologico era fondamentale.

Non è una squadra con nomi altisonanti, anzi. Ma tutti sembrano aver capito il proprio mister, Steffen Baumgart. Classe 1972 di Rostock, uomo dell’Est. Passionale, concreto: cuore, determinazione e umiltà i marchi di fabbrica.

Lo schema più utilizzato dal tecnico è il classico 4-4-2, con una variante da utilizzare all’occorrenza grazie alla duttilità del più talentuoso, Abdelhamid Sabiri: può fare sì il centrocampista centrale, ma anche agire alle spalle della punta per un più offensivo 4-2-3-1. Di solito però Baumgart schiera due punte (da segnalare l’inaspettato impatto con la Bundesliga di Streli Mamba, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), scelta confermata anche nel mercato con l’acquisto della vecchia conoscenza Dennis Srbeny, che bene aveva fatto in Vestfalia in Dritte. Sebastian Vasiliadis e il vice capitano Klaus Gjasula sono le colonne in mezzo al campo, affiancati da ali e terzini rapidi come Antwi-Adjei, Pröger, Holtmann, Cauly (prima della cessione al Ludogorets), più Dräger, Jans o Collins.

Per quanto riguarda i due centrali difensivi Baumgart ha fatto una scelta coraggiosa e finora positiva. Inizialmente infatti i titolari erano gli unici due giocatori presenti anche nella precedente esperienza in Bundesliga nel 2016, cioè Uwe Hünemeier e soprattutto il capitano Christian Strohdiek. Il momento positivo è coinciso con l’inserimento al loro posto di Sebastian Schonlau e soprattutto del giovane classe 1999 Luca Kilian, ex Dortmund e nazionale Under21.

Raggiungere la salvezza resta un’impresa difficile, ma il Paderborn vuole continuare il percorso iniziato quel 26 ottobre, per smentire tutti e dimostrare una volta di più che nel calcio le favole esistono.

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