L’osservato speciale: Werder Brema, crisi senza fine

Werder Brema

Dopo la retrocessione dell’Amburgo, avvenuta al termine della stagione 2017/18, il Werder Brema è la squadra che, ad oggi, ha collezionato il maggior numero di presenze in Bundesliga, avendo giocato in seconda serie soltanto nella stagione 1980/81. Eppure i biancoverdi rischiano, presto, di dover dire addio anche all’ultimo record positivo di un periodo storico davvero inquietante.

Il Werder Brema, infatti, è una squadra dal passato glorioso: è stato per 4 volte Campione di Germania (l’ultima volta nella stagione 2003-2004, neanche così tanto tempo fa …), ha vinto 6 Coppe di Germania, 3 Supercoppe di Germania, una Coppa di Lega, e gli albori degli anni Novanta, una Coppa delle Coppe. Ultimo ‘guizzo’, sul panorama calcistico internazionale, la finale di Coppa UEFA nel 2009, persa ad Istanbul (1-2) contro lo Shahktar Donetsk. Il periodo più bello del Werder Brema, in epoca recente, è coinciso con l’epopea di Thomas Schaaf sulla panchina della squadra anseatica: dal 1999 al 2013, un campionato e 3 coppe nazionali, nonché due secondi posti in Bundesliga, una finale di Coppa di Germania e quella già citata di Coppa UEFA. Era riuscito, Schaaf, a rinverdire i precedenti fasti di Otto Rehhagel, a Brema per 14 anni, dal 1981 al 1995, con risultati eccelsi.

Dal 2013, però, il club è andato incontro ad un lento, inesorabile declino: si sono alternati tre allenatori, vale a dire Robin Dutt, l’ex difensore ucraino Viktor Skrypnyk ed Alexander Nouri, con esito non propriamente confortante. Salvezze strappate, in genere, nelle ultime giornate di stagioni ricche di sofferenze. Finché, nel 2017, dopo aver iniziato la stagione con 5 pareggi e 5 sconfitte in 10 giornate, la proprietà ha deciso di promuovere sulla panchina della Prima Squadra il giovane Florian Kohfeldt, classe 1982, tecnico tirato su nelle giovanili del club.

L’arrivo di Kohfeldt e la prima svolta del Werder Brema

L’impatto di Kohfeldt è stato molto positivo: con 10 vittorie, 7 pareggi e 7 sconfitte ha raddrizzato la barca Werder Brema, regalando alla società una tranquilla posizione di metà classifica in un’annata più che tribolata. La stagione seguente, 2018/19, Kohfeldt ha firmato un mezzo capolavoro, migliorando i propri risultati e portando il Werder Brema in 8ª posizione in Bundesliga, con 53 punti, mancando di un solo punto la qualificazione ai preliminari di Europa League.

Florian Kohfeldt, terza stagione al Werder. Fonte: Getty

La qualificazione ad una competizione europea, ormai già da un paio di anni, rappresenta il traguardo della società e, in questa stagione, si pensava che il Werder Brema avesse perlomeno la chance di giocarsela alla pari con squadre come Hoffenheim, Friburgo ed Eintracht Francoforte, tanto per citare qualche nome. E invece … incredibilmente, nonostante un organico di buon livello, il Werder Brema è scivolato verso il baratro.

Vero, in estate ha perso due elementi importanti, in campo e nello spogliatoio, come i veterani Martin Harnik, passato all’Amburgo in Zweite Bundesliga, ma, soprattutto, Max Kruse, 23 gol in due stagioni a Brema, trasferitosi in Turchia nella fila del Fenerbahçe. Ma la rosa, sulla carta, non sarebbe neanche tanto male: sono arrivati Michael Lang dal Borussia Mönchengladbach ed Ömer Toprak dal Borussia Dortmund per la difesa, nonché Leonardo Bittencourt dall’Hoffenheim in mezzo al campo e Niclas Füllkrug dall’Hannover per l’attacco.

Questi innesti sono arrivati ad irrobustire un ‘roster’ che poteva già contare sul portiere ceco Jiří Pavlenka, sui difensori Niklas Moisander (finlandese ex Sampdoria), Marco Friedl (austriaco ex Bayern Monaco), Ludwig Augustinsson (svedese seguito sul mercato, nel recente passato, anche dal Milan), sui centrocampisti Nuri Şahin (turco ex Borussia Dortmund), Davy Klaassen (olandese con trascorsi importanti all’Ajax ed ex Everton), i fratelli Johannes e Maximilian Eggestein, prodotti del vivaio del Werder e gli attaccanti Milot Rashica (kosovaro) e Josh Sargent (statunitense). Non mancano dunque i giovani, tra cui si conta anche l’italiano Simon Straudi. Senza dimenticare gli esperti Fin Bartels e, soprattutto, Claudio Pizarro, attaccante peruviano classe 1978 che, nella sua carriera in Bundesliga, ha frantumato molteplici record soprattutto indossando la maglia biancoverde. Tutto questo, però, non è servito al Werder Brema per condurre un’annata all’altezza delle aspettative. E dire che la stagione era anche iniziata discretamente bene: dopo due sconfitte iniziali, il 1° ed il 14 settembre 2019 erano arrivate due belle vittorie per la squadra di Kohfeldt.

La prima, per 3-2, al ‘Weserstadion’ contro l’Augsburg, grazie alla doppietta dell’attaccante giapponese Yuka Osako ed al gol di Sargent; la seconda, in trasferta, 2-1 contro l’Union Berlino grazie ai centri di Klaassen e Fūllkrug. Da quel momento, però, per il Werder Brema è stato buio totale: prima di vincere una nuova gara, infatti, addirittura il 1° dicembre 2019 a Wolfsburg, per 3-2, grazie alla doppietta di Rashica ed alla rete di Bittencourt, soltanto 5 pareggi e 3 sconfitte.

Dalla gara della ‘Volkswagen Arena’ in avanti, addirittura, 4 sconfitte consecutive, pesantissime quelle contro Bayern Monaco (1-6 all’Allianz Arena’) e Mainz (0-5 in casa) prima del nuovo squillo, datato 18 gennaio, un preziosissimo 1-0 in casa del Fortuna Düsseldorf arrivato in virtù di un’autorete di Florian Kastenmaier. In totale, in 19 giornate, appena 4 vittorie e 5 pareggi per il Werder Brema, a fronte di ben 10 sconfitte. Il terzultimo posto in classifica con 17 punti, in piena zona retrocessione, a +2 su Paderborn e Fortuna Düsseldorf, è la logica conseguenza di una stagione disgraziata.

Vero, il Mainz, prima squadra che, ad oggi, festeggerebbe la salvezza, è soltanto ad un punto di distanza è nulla è ancora perduto, ma la differenza reti piuttosto impietosa (-20, con 24 gol fatti e ben 44 incassati, peggior difesa al pari del Mainz che, però, segna di più …) non lascia presagire nulla di buono in casa Werder Brema. La società sta correndo ai ripari, e, in questa sessione invernale di calciomercato, ha provato a dare un’aggiustata nelle retrovie, riportando lo svedese Felix Beijmo dal Malmö e piazzando il colpo Kevin Vogt dall’Hoffenheim. Ma tutto questo basterà?

17 punti in 19 partite il bilancio del Werder fin qui. Fonte: Getty

La crisi

In Germania si discute molto della crisi del Werder Brema: in particolare, ci si domanda se Kohfeldt sia il tecnico adatto per condurre la squadra fuori dalla crisi e dal momento nero. Per ogni Jürgen Klopp, Thomas Tuchel o Julian Nagelsmann nel calcio tedesco, infatti, ci sono anche tanti, tantissimi Sandro Schwarz, Christian Titz, André Schubert, Ante Covic o lo stesso Nouri che, alla fine, si rivelano non propriamente adeguati all’incarico.

Il Werder Brema, poi, sta lanciando tanti piccoli segnati negativi che non inducono all’ottimismo, insieme alla sfortuna che circonda la squadra – vittima di una serie spaventosa di infortuni a inizio stagione. in 19 gare, ha concluso soltanto la gara della ‘Esprit Arena’ di Düsseldorf con la porta di Pavlenka inviolata; ha vinto appena una partita e segnato soltanto 8 gol tra le mura amiche. A proposito, quella del ‘Weserstadion’ è un’altra questione importante, in casa Werder, che, molto probabilmente, si sta ripercuotendo in maniera pesante sul morale e la psiche di capitan Moisander e compagni.

Il Werder Brema, infatti, vanta un pubblico molto affezionato e caloroso, ma, in questo periodo, i fan hanno dato sfogo a vibranti proteste per la decisione della proprietà di cambiare il nome dello stadio, vendendone i ‘naming rights’ a Wohninvest. Un colpo per i tantissimi sostenitori della squadra biancoverde, legatissimi al nome ‘Weserstadion’, i quali, in occasione di ogni gara casalinga, adesso srotolano striscioni di condanna per tale decisione, nonché cori di disappunto. Che, inevitabilmente, i calciatori sul terreno di gioco recepiscono ed accusano.

Un’altra grana in più, oltre alle varie motivazioni tecnico-tattiche che stanno rendendo un vero inferno la stagione del Werder Brema, nobile decaduta alla disperata ricerca di un appiglio per evitare uno scivolone che avrebbe davvero del doloroso.

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