Hermann Rieger, l’anima buona dell’Amburgo

All’esterno del Volksparkstadion di Amburgo ci sono solo due statue. Una “omaggia” il piede destro di Uwe Seeler, bandiera e leggenda del HSV, l’altra celebra Hermann Rieger, lo storico massaggiatore del club anseatico. Di lui, nel giorno della scomparsa avvenuta per un cancro il 18 febbraio 2014, Horst Hrubesch, miglior marcatore di sempre dell’Amburgo nelle competizioni europee, ha detto: “Non ha mai segnato un gol, ma uno come lui al HSV, oggi manca”.

E pensare che Rieger, classe 1941, nativo di Mittenwald, piccolo paese sulle montagne della Baviera, nel sud della Germania, ad Amburgo ci era arrivato quasi per caso nel 1978. A quell’epoca era un tecnico della DSV, la Federsci della Repubblica Federale e aveva lavorato come fisioterapista al Bayern Monaco, dove si era fatto adorare dai giocatori, tanto che Gerd Müller l’aveva suggerito per sostituire per un match contro l’Inghilterra il massaggiatore della Nazionale Erich Deuser, malato. A chiamarlo Günter Netzer, che dopo aver appena chiuso la carriera da calciatore in Svizzera, era diventato il direttore sportivo del HSV. Hermann accetta dopo essersi consultato con la madre, che gestiva una pensione. “Figliolo vai ad Amburgo, la gente lì è gentile”. “Mamma ma non ci sei mai stata”. “Nella nostra pensione i clienti di Amburgo sono sempre stati così amichevoli”. Questo è il dialogo surreale che il massaggiatore ricorderà anni dopo.

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Quel trasferimento per Netzer, che in riva al Mare del Nord ha portato campioni come Franz Beckenbauer e Kevin Keegan, è stato il suo miglior “colpo” di mercato. Nel nord della Germania Rieger rimarrà per 26 anni, un’eternità per un club di Bundesliga. In un quarto di secolo di permanenza al HSV nessuna parola fuori posto, nessun diverbio, nessuna discussione con allenatori, calciatori e dirigenti. Nei successi, come i Meisterschale e la Coppa dei Campioni 1983 e negli anni bui, Rieger è sempre stato un professionista capace ma soprattutto il custode dei segreti di tutti. Parole, confidenze che non sono mai uscite da quegli spogliatoi, neanche dopo la fine del suo lavoro per il club. Divertenti rimangono gli aneddoti, come quello su Kevin Keegan che si esercitava a cantare mentre Rieger lo massaggiava o come quando il massaggiatore ricordava al tecnico Josip Skoblar che non era un bene bere vino a mezzogiorno. Speciale il rapporto con Ernst Happel. Rieger era l’”incaricato” a tenere d’occhio il denaro che l’allenatore austriaco giocava regolarmente al casinò.

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E poi c’era l’amore dei tifosi. Che lo vedevano entrare sul terreno del Volksparkstadion con la sua valigetta o che addirittura lo chiamavano dagli spalti. Il massaggiatore ripaga con la professionalità e con l’entusiasmo, come quando esultava per i gol. Un amore così grande quello dei tifosi che nei momenti difficili, girava questa frase. “Se ne possono andare tutti, tranne Hermann”. Rieger, a cui Dino la mascotte dell’Amburgo deve il suo cognome (Hermann), lascerà davvero il suo posto nel 2004, per un tumore alla prostata. Per Hermann, che ha anche un fan club a lui dedicato, una partita d’addio e una standing ovation da brividi.

Poi quando se ne andrà per davvero, nel 2014, sempre per un cancro, tutto il HSV si fermò. Al Volksparkstadion la bandiera rimase a mezz’asta con i tifosi, che organizzarono una “marcia funebre” dalla fermata della S-Bahn di Stellingen fino allo stadio, dove nel giorno del match casalingo contro il Borussia Dortmund venne osservato un minuto di silenzio e preparata una coreografia. “Per sempre al nostro uomo migliore, che nessuno potrà sostituire”. Lì, nel luogo che l’aveva visto lavorare ed esultare, si tennero anche i funerali e lì in ogni partita casalinga c’è uno striscione a ricordarlo. Perché Hermann Rieger non era solo un semplice massaggiatore.

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