Lutz Pfannenstiel, un giramondo fermo (per ora) a Düsseldorf

Lutz Pfannenstiel

Il 16 dicembre 2018 Lutz Pfannenstiel, classe 1973, nativo di Zwiesel, piccolo comune (10mila abitanti) nel bavarese, ha assunto ufficialmente l’incarico di direttore sportivo del Fortuna Düsseldorf, squadra che, nel girone d’andata della Bundesliga 2019/20, ha concluso al terzultimo posto della classifica con 15 punti, a due lunghezze di distanza dalla quartultima piazza occupata dal Colonia che, ad oggi, sarebbe la prima squadra fuori dalla ‘Relegationszone’.

In questo approfondimento, però, vi illustreremo l’incredibile storia di Herr Lutz Pfannenstiel, non tanto per i suoi meriti sportivi dietro la scrivania quanto, più che altro, per una carriera da calciatore lunghissima, ai limiti dell’assurdo, densa di esperienze ma povera di vittorie. Ad ogni modo, caratterizzata da un singolare, caratteristico ed invidiabile record. Pfannenstiel, infatti, che di professione faceva il portiere, è l’unico calciatore della storia che ha giocato nelle sei confederazioni della FIFA.

Pfannenstiel ha giocato, infatti, per squadre della UEFA (Europa), della CONMEBOL (Sudamerica), AFC (Asia), CAF (Africa), OFC (Oceania) e CONCACAF (Centro e Nordamerica). Un primato, quello di Pfannenstiel, riconosciuto anche dal ‘Guinness World Record’: ha militato in 25 squadre diverse in tutti e cinque i continenti del mondo, ma, soprattutto, non poteva mancare una nota di colore in questo pazzesco viaggio alla scoperta del personaggio, ha trascorso ben 101 giorni in carcere a Singapore e, tanto per non farsi mancare nulla, è stato dichiarato morto per tre volte. Non male, no?

Partiamo, però, dall’inizio. Pfannenstiel, dai 14 ai 16 anni, gioca dapprima per le giovanili del Monaco 1860 e quindi per quelle del Bayern Monaco. Tra i pali dimostra qualità, ma, come dichiarerà successivamente, nella sua autobiografia uscita il 1° ottobre 2009 ed intitolata ‘Le incredibili avventure dell’inarrestabile globetrotter’, Pfannenstiel era “uno impaziente”. Motivo per cui inizia il suo viaggio trasferendosi al FC Bad Kötzing (1991-1993). Decide di lasciare la Germania e di trasferirsi in Malesia, dove gioca una stagione (1994) con il Penang, salvo poi tornare in Europa, precisamente in Inghilterra.

Qui indossa le maglie di Wimbledon, ai tempi della ‘Crazy Gang’ di Vinnie Jones, poi del Nottingham Forest. A partire da qui, ecco il pellegrinaggio infinito di Pfannenstiel: l’estremo difensore tedesco va in Belgio con il Sint-Truiden, a Malta con gli Hamrun Spartans e dunque in Sudafrica per indossare la casacca degli Orlando Pirates. Arrivano proprio qui i primi due trofei della sua carriera, 3 coppe (Nedbank e MTN 8, più la Supercoppa). Partenza, poi, per il Sembawang Rangers (Singapore), Tampere (Finlandia), nuovo passaggio al Nottingham Forest (dove vince il campionato di seconda serie), prima del ritorno in patria per militare nella fila del Wacker Burghausen.

Tutto finito? Macché. Pfannenstiel decide di far ritorno a Singapore per giocare con il Geylang United (1999) ed è qui che all’allora 26enne portiere capita una delle disavventure più eclatanti della sua carriera. Accusato di essere responsabile di aver truccato delle partite di calcio, è costretto all’addio alla sua squadra e, soprattutto, alla detenzione in carcere per più di 3 mesi. “È stato il momento più duro della mia carriera, ma anche quello in cui ho capito più cose”, la confessione di Pfannenstiel nella sua autobiografia.

Una volta finito l’incubo, cambia aria, firmando in Nuova Zelanda, per il Dunedin Technical. Torna in Inghilterra, firmando per il Bradford e qui Pfannestiel arriva ad un passo dalla dipartita: il 26 dicembre 2002, in occasione di una gara contro l’Harrogate Town, dopo una collisione con l’avversario Clayton Donaldson, cade senza sensi sul terreno di gioco. I suoi polmoni smettono di far circolare aria, il polso è debole ed il corpo non risponde: nel tragitto tra campo e ospedale, viene dichiarato praticamente morto tre volte. Salvo poi risvegliarsi in ospedale a tre ore di distanza dall’impatto.

Non appena recuperato pienamente, Pfannenstiel fa ritorno al Dunedin Technical, quindi in prestito al Bæerum, in Norvegia, e poi è di nuovo in Nuova Zelanda. Qui, incredibilmente, ruba un pinguino tenendolo nella vasca da bagno di casa sua finché il Presidente del Dunedin Technical non scopre quanto successo. Pfannenstiel restituisce quindi l’animale. Gioca anche in Albania, nel Vilaznia (2006), di nuovo al Bæerum, ed approda, allora, in Canada, per indossare la maglia dei Vancouver Whitecaps, con cui vince una coppa dell’area nord-ovest del Pacifico e il campionato di seconda divisione. Ancora due anni in Norvegia, con il Flekkerøy e il Manglerud Star prima di concludere la sua esperienza sul campo in Namibia, con i Ramblers FC, dove, dal 2009 al 2011, oltre a giocare comincia a fare il direttore sportivo e l’allenatore dei portieri, anche della Nazionale locale.

Nel 2011, poi, Lutz Pfannestiel torna a casa, in Germania, più precisamente a Sinsheim, dove l’Hoffenheim lo ingaggia come ‘talent scout‘. L’ormai ex portiere, giramondo di professione e globalizzatore per vocazione, non riesce proprio a star fermo. Dal 2010 al 2018, infatti, lavora in qualità di esperto (e chi altri, sennò…) di calcio per vari canali televisivi, tra i quali ‘ZDF’ (Germania), ‘BBC’ (Regno Unito), ‘CNN‘ (Stati Uniti d’America), ‘ORF‘ (Austria), ‘SRF‘ (Svizzera), ‘DAZN‘ ed ‘Eurosport‘ (Germania). Ha seguito, come ‘talent’ e come inviato, i Mondiali 2010, 2014 e 2018, nonché l’edizione dell’Europa League 2012/13. Un vero e proprio tuttofare che ha scritto anche come opinionista per il ‘Daily Mirror’ (2014).

Ultima tappa della sua vita, da poco più di un anno, la ‘Merkur-Spiel Arena’ di Düsseldorf, gli acquisti di calciatori quali Bernard Tekpetey, Erik Thommy, Lewis Baker e Kasim Adams, o Dodi Lukebakio, ma anche le cessioni di Marvin Ducksch all’Hannover e Benito Raman allo Schalke 04. D’altronde, con questo spirito da globetrotter, limitare l’operatività di Lutz Pfannenstiel è davvero una delle più grandi imprese che si possa mai concepire.

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