Perché Haaland ha scelto il Borussia Dortmund

Haaland

La prima volta che il nome di Erling Braut Haaland è venuto a galla nell’immenso mare del chiacchiericcio calcistico da bar è stato durante la scorsa estate, in occasione dell Mondiale Under 20, quando con la sfrontatezza dei suoi diciannove anni rifilò nove gol nella stessa partita (finita 12-0) con la maglia della Norvegia ai malcapitati di Honduras.

Dopodiché se ne sono un po’ perse le tracce sino all’inizio del campionato, quando Haaland è letteralmente piombato sulla scena del calcio europeo come un’incarnazione umana di Godzilla: ventotto reti e sette assist in ventidue partite ufficiali giocate col Red Bull Salisburgo, nelle quali ha messo a segno cinque triplette. Inevitabile, dunque, attrarre le attenzioni di mezza Europa, stregata da un ragazzino nel corpo di un gigante, capace di vedere la porta in ogni situazione e di gestire con innaturale coordinazione un fisico così imponente.

Il salto più ovvio, quello che tutti si sarebbero aspettati, sarebbe stato quello verso la Bundesliga: da un Red Bull all’altro, dal Salisburgo al Lipsia, dato il naturale canale privilegiato tra due squadre che condividono la stessa proprietà. Non sarebbe stata la prima volta, di fatti, che i Roten Bullen avrebbero “pescato” dei talenti dalla formazione austriaca, alcuni dei quali sono tuttora o sono stati perni della prima squadra: da Peter Gulacsi a Konrad Laimer passando per Naby Keita e Marcel Sabitzer.

A spezzare il corso di una storia già scritta, però, ci ha pensato proprio Haaland. Il classe 2000 difatti ha puntato i piedi, respingendo le avances della squadra allenata da Julian Nagelsmann. È della giornata di ieri la notizia del suo trasferimento ufficiale al Borussia Dortmund, per una cifra vicina ai venti milioni di euro (valore della clausola rescissoria per questa sessione di mercato), più annessi bonus alla famiglia (circa 10 milioni) ed all’onnipresente procuratore Mino Raiola (15 milioni di euro circa). Fondamentale nello sviluppo della trattativa è stata la volontà del giocatore, che sin dalle prime fasi ha espresso una chiara preferenza verso i gialloneri, e vedrà dunque esauditi i suoi desideri.

Ma cosa ha spinto Haaland a scegliere il Dortmund, rifiutando un trasferimento, quello verso Lipsia, che lo avrebbe catapultato nella squadra di testa in Bundesliga, oltre che agli ottavi di Champions League? Sicuramente i fattori che hanno indirizzato la scelta sono stati molteplici: da un lato, il livello di concorrenza diverso. Con una sola prima punta di ruolo in rosa, Paco Alcacer, perdipiù spesso infortunato, Haaland partirà con i gradi di titolare nel 3-4-3 di Lucien Favre, godendo di una grande fiducia anche nel caso in cui dovesse adattarsi con qualche difficoltà al nuovo campionato. A Lipsia, al contrario, si sarebbe dovuto guadagnare una maglia da titolare a discapito di Timo Werner, altro astro nascente del calcio mondiale, che tra l’altro sta disputando una stagione assolutamente sensazionale. Difficile vedere i due affiancati, data anche l’intesa naturale del tedesco con Poulsen e la vertiginosa crescita di Schick.

Inoltre, il talento norvegese avrà valutato anche il discorso sul blasone: i Roten Bullen, lodati in lungo e in largo dagli addetti ai lavori, sono comunque una squadra giovanissima, costruita meno di dieci anni fa “a tavolino” dalla Red Bull, per approdare nel calcio che conta. Nulla di illecito, ovviamente, dati anche gli investimenti oculati e l’ottima politica di trasferimenti portata avanti da Ralf Rangnick nel corso della sua esperienza da Direttore Sportivo prima e allenatore poi, ma fatto sta che il Lipsia può tranquillamente essere definita la squadra più odiata di Germania, costantemente bersagliata da qualsiasi tifoseria della nazione.  Tutt’altra cosa rispetto all’esperienza di giocare davanti al muro giallo del Westfalenstadion, oggi Signal Iduna Park, un vero e proprio catino bollente che ospita una delle squadre di maggiore spessore a livello di storia e palmarès del calcio tedesco.

Inoltre, tra le tante recriminazioni sollevate negli anni nei confronti del Lipsia c’è quella che riguarda proprio i trasferimenti dal Salisburgo: in tanti accusano Red Bull di vendere “internamente”, a prezzi stracciati, i migliori talenti, trasformando dunque la squadra austriaca in una mera succursale. Con una mossa scaltra, Haaland potrebbe anche aver voluto evitare di accollarsi anche questo tipo di pressione sulle spalle.

Impossibile poi non citare il deus ex machina di tutta l’operazione, Mino Raiola, capace di influenzare attivamente il destino dei propri assistiti: non a caso, il Borussia lo ha trattato con i guanti, e sicuramente lui avrà fatto la sua parte per agevolare l’esito positivo della trattativa. Uscendone con il portafoglio decisamente più gonfio. Lui e la dirigenza del BVB, in particolare Watzke e Zorc, sono gli altri grandi vincitori: avevano dichiarato di voler un attaccante a gennaio. E hanno fatto le cose in grande.

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