Patrik Schick è diventato il talismano del Lipsia

schick Lipsia

Quando Patrik Schick è arrivato a Lipsia nell’ultimo giorno di mercato, in molti in Germania avevano grandi aspettative su di lui. In Italia, invece, sembrava esserci più scetticismo riguardo il futuro del ceco, non proprio brillante nei due anni con la Roma, dove non è mai davvero stato il giocatore brillante che aveva mostrato di essere alla Sampdoria. I primi mesi ai Roten Bullen sono stati fatti di panchine e soprattutto problemi fisici. Poi, alla lunga, il classe 1996 ha trovato forma fisica e fiducia per diventare quello che si potrebbe definire, a tutti gli effetti, il talismano del Lipsia.

C’è prima di tutto un fatto da registrare: ogni attaccante sogna, o dovrebbe sognare, di essere allenato da Julian Nagelsmann, capace di far rendere giocatori di medio livello come Joelinton o Belfodil decisamente oltre ogni aspettativa. La crescita esponenziale di Timo Werner ne è un altro segnale. E ciò che ha dimostrato Schick in campo nell’ultimo mese sembra soprattutto frutto di un lavoro psicologico fatto da Nagelsmann su un giocatore totalmente ritrovato.

Con lui in campo, anche solo per qualche minuto, il Lipsia non ha mai perso e pareggiato soltanto due volte. I 379 minuti in campo sono pochi, senza dubbio, ma va considerato che sono stati collezionati tutti in un mese, eccezion fatta per i 27 giocati a inizio ottobre contro il Leverkusen. Dal 27 novembre, data in cui Nagelsmann l’ha mandato in campo contro il Benfica in Champions League, in poi, Schick ha contribuito a un goal ogni 57 minuti in campo. ha inciso con goal, assist o un rigore procurato nelle ultime 6 partite disputate dal Lipsia e mai con giocate banali.

Nella sopracitata sfida al Benfica, ad esempio, si è procurato il rigore dell’1-2 che ha accorciato le distanze nel finale, prima del 2-2, con un numero di alta classe in area. Poi tre giorni dopo con una ruleta e un colpo sotto (potete vederlo qui) ha segnato il suo primo goal in Bundesliga, dopo 3 minuti, sbloccando il punteggio contro il Paderborn. Anche contro l’Hoffenheim ha contribuito a muovere il punteggio sullo 0-0, con un assist al bacio per Werner in un triangolo con il numero 11.

Successivamente ha segnato il goal dell’1-0 contro il Fortuna Düsseldorf dopo 2 minuti. Poi ha realizzato il 3-3 al Westfalenstadion contro il Dortmund, entrando dalla panchina. Infine ha chiuso questa serie con il colpo di testa che ha chiuso la rimonta contro l’Augsburg. Il goal del 2-1, il goal da tre punti, ancora una volta decisivo.

Bilancio totale di 4 goal, un assist e un rigore procurato. Ha trovato immediatamente l’intesa con i compagni, soprattutto con la sua spalla in attacco Timo Werner: i due si cercano spesso e si trovano, hanno stessa età ma caratteristiche diverse. Una cosa li accomuna: l’incisività in questo momento della squadra di Nagelsmann, che li schiera spesso insieme anche a costo di rinunciare a Yussuf Poulsen, quella che di Werner è stata l’intoccabile spalla per gli scorsi tre anni.

Schick a Lipsia ha trovato una squadra che ha avuto pazienza con lui, lo ha aiutato a trovare la condizione di forma ideale senza forzare i tempi. In una squadra che, come diceva il guru Ralf Rangnick, prova a valorizzare prima menti veloci e poi piedi veloci, il ceco si è trovato alla perfezione nell’ambiente ideale probabilmente nella squadra perfetta per qualsiasi calciatore giovane con grande potenziale. E, ciliegina sulla torta, vivrà un Natale e capodanno da capolista in Bundesliga. Sperando di confermarsi e guadagnarsi un futuro a Lipsia. Un futuro che per lui, ora, appare finalmente roseo.

Rispondi