Zagadou, Brandt, modulo: le chiavi della svolta del BVB

Zagadou

Fino al 30 novembre 2019 Dan-Axel Zagadou aveva giocato soltanto 43 minuti, Julian Brandt a centrocampo ci era stato soltanto per pochi spezzoni e davanti il Borussia Dortmund attaccava con quattro uomini offensivi e non tre. Poi all’Olympiastadion contro l’Hertha, dove curiosamente era anche iniziata la ‘storia’ di Jadon Sancho con il BVB due anni fa con il primo assist (decisivo, contro), è iniziata un’altra storia, quella del 3-4-3. In realtà dietro al cambio di modulo voluto da Lucien Favre si nascondono tre vere e proprie svolte, tre novità che possono ribaltare le prospettive stagionali dei gialloneri. E anche le sue, dopo essere stato messo in discussione.

Zagadou, il risolutore

43 minuti, giusto alcuni spezzoni quando nel finale serviva un giocatore fisico e abile nel gioco aereo per difendere il vantaggio. Questo di fatto era stato il ruolo di Dan-Axel Zagadou. Il classe 1999 ex PSG era finito anche dietro all’adattato Weigl nelle gerarchie di Favre, soprattutto dopo il Klassiker disastroso dell’anno scorso che lo ha particolarmente ‘segnato’. Il suo innesto in difesa però è stato decisivo. Favre aveva già provato i tre dietro a San Siro contro l’Inter, ma con Weigl e non lui. Risultato: disastro. Big Zag invece ha la fisicità, forza e aggressività, ben più del compagno: finora ha vinto l’80% dei duelli totali in cui è stato protagonista, migliorato anche nelle letture, come riconosciuto da Favre dopo lo 0-4 col Mainz. In sintesi, è un centrale di ruolo. Con le amnesie di Akanji e Hummels, la presenza di un terzo ha dato maggior stabilità al Borussia anche in fase di impostazione, con Hummels più coperto dai due compagni in un ruolo e con dei compiti diversi dal passato.

Siamo ancora alla fase di collaudo, ma la sensazione è che giornata dopo giornata la difesa a tre possa essere la vera soluzione di svolta per Favre. Anche perché, allo stesso tempo, copre maggiormente le spalle ai vari Hakimi, Schulz e Guerreiro, non esattamente degli specialisti quando si tratta di difendere all’indietro o mantenere la posizione. Il dato sui tiri in porta concessi agli avversari in questo senso parla chiaro: soltanto 3 nelle ultime 3 di Bundesliga. Col Mainz addirittura zero. E anche la circolazione di palla è decisamente migliorata, è meno stagnante e, come dimostrano le mappe della partita contro il Mainz, coinvolge tutti gli 11 giocatori. I quali accettano anche la palla lunga, qualora servisse. Squadra più corta, più compatta e con le idee più chiare. Grazie, anche, all’inserimento di Zagadou, che contro il Mainz si è permesso anche il lusso di un coast to coast aperto con recupero palla e chiuso con l’assist per Sancho dopo un dribbling.

“Quel dribbling di Zagadou è stato irreale. Alcune volte ha questi colpi in allenamento, ma non ti aspetti lo faccia in partita…”

Marco Reus

Julian Brandt 2.0 (o quasi)

Zagadou ha rappresentato una svolta, ma non una novità. E neanche per la seconda ‘chiave’ è così. Lo scorso anno Peter Bosz aveva gestito Julian Brandt come nessun altro aveva mai fatto. Sin dall’inizio il tecnico ha schierato lui e Havertz da interni di centrocampo del 4-3-3, con ali più naturalmente difensive come Bellarabi. Quando si è trattato di rimpiazzare uno degli esterni, non è stato l’attuale giocatore del Dortmund ad allargarsi nel ruolo di ala (o seconda punta) in cui aveva sempre giocato, ma Havertz. Una presa di posizione chiara che sembrava oggettivamente meno realizzabile in un club di più alto livello come il Dortmund. E all’inizio è stato così, anche perché il classe 1996 è stato chiamato a giocare da falso centravanti, rendendo tutto sommato bene (2 goal contro il Gladbach in DFB-Pokal, 2 assist in Champions a Praga con lo Slavia). Bosz però ci aveva visto giusto: con il passaggio al 3-4-3 e l’infortunio di Delaney, Favre ha schierato Brandt a centrocampo vicino a Witsel.

L’ex Leverkusen si è trovato perfettamente a suo agio nella gestione del pallone, giocandolo spesso anche in avanti e dimostrando una visione di gioco che mai aveva dimostrato in questo modo. La tecnica sopraffina non è una novità, ma mai l’aveva messa al servizio della fase di impostazione. Chiaramente rispetto al compagno di reparto – Witsel prima e Weigl poi – tende a mantenere una posizione più avanzata e si concede più licenze di inserimento, quelle che lo portano poi a segnare goal come contro lo Slavia, nel 2-1 all’ultima giornata del girone di Champions. La chiave da gennaio sarà trovare una maggiore intesa con Witsel, giocatore con caratteristiche più offensive rispetto a Weigl. Una coppia potenzialmente esplosiva, come i tre davanti che stanno segnando a raffica anche grazie alle rifiniture di Brandt.

Brandt è arrivato al BVB in estate. Fonte: Getty

Borussia Dortmund unchained

Metti uno che per 50 volte ha segnato il goal dell’1-0 in Bundesliga, uomo nella top 25 dei marcatori di sempre del massimo campionato tedesco, campione conclamato, con il primo giocatore a fare doppia doppia di 10 goal e 10 assist in stagione nei top 5 campionati europei (coppe europee comprese) e un giocatore di pura tecnica e velocità, che sa essere pericoloso su tutto il fronte d’attacco. Fin qui niente di nuovo. Ciò che è cambiato rispetto a prima per Marco Reus, Jadon Sancho e Thorgan Hazard, tridente su cui Favre ha insistito dall’inizio della stagione – aggiungendo però un difensivo alla Hakimi come quarto o Paco Alcácer quando c’è stato – è lo spazio occupato: le posizioni sono più liquide, tutti e tre hanno spazio per fare il movimento a venire incontro per chiedere palla e giocarla, attaccare la profondità o aprire il campo spostandosi in fascia.

Tutti e tre più vicini tra loro, anche più in grado di dialogare. L’attacco del BVB era spesso stagnante con il 4-2-3-1, complice anche la mancanza di un finalizzatore in assenza di Paco Alcácer. Favre ha trovato il miglior modo per colmare questo vuoto, ovvero dando grande libertà di azione ai giocatori più importanti. Nelle 4 partite fin qui disputate, siamo già a quota 11. Sancho ha segnato in tutte e 4, mettendoci anche tre assist. La facilità di trovare la profondità lo sta rendendo ancora più pericoloso, al pari dei due compagni. La perfetta ‘punta’ del 3-4-3 che sta svoltando la stagione del BVB.

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