L’osservato speciale: Nagelsmann sfida il suo passato

Nagelsmann

Sicuramente Julian Nagelsmann è stato uno dei personaggi più impattanti dell’ultimo decennio di calcio tedesco. Arrivato sulla panchina dell’Hoffenheim a 28 anni (il più giovane di sempre in Bundesliga) nel 2016, 8 dopo aver chiuso la sua carriera da calciatore per gli insistenti problemi al ginocchio, ben presto il suo nome è finito sulla bocca di tutti: i risultati del campo, le sue doti da intrattenitore e lo stile di gioco della sua squadra gli hanno attirato più di un riflettore addosso. Il salto di livello per approdare al Lipsia, la scorsa estate, è solo il naturale sviluppo degli eventi. Ecco perché questo weekend vedrà il tecnico bavarese al centro dell’attenzione: i Roten Bullen, secondi in classifica, affrontano proprio l’Hoffenheim, ora in mano ad Alfred Schreuder.

Kramaric, Wagner, Süle, Amiri, Demirbay, Uth, e ancora Schultz, Gnabry, Szalai: nei tre anni di Sinsheim, Nagelsmann ha avuto tra le mani talenti in ascesa e buoni giocatori da ritrovare, ed in tutti i casi ha fatto un lavoro straordinario. Le sue tre stagioni (e mezzo se si considerano i 4 mesi da subentrante nel 2016) in panchina hanno regalato un piccolo grande sogno all’Hoffenheim. La squadra giocava un calcio innovativo, spettacolare ed offensivo, un gioco di movimento che riusciva a conciliare show e risultato: quarti nel 2017, eliminati al preliminare dal Liverpool, i Kraichgauer hanno toccato l’apice della loro parabola l’anno successivo, centrando il terzo posto e la qualificazione diretta alla massima competizione continentale.

Gioco senza riferimenti, attaccanti che alternano movimenti verso il centrocampo a scatti in profondità, terzini costantemente in spinta e centrocampisti sempre pronti ad inserirsi: le chiavi tattiche di Nagelsmann sono caratteristiche del calcio contemporaneo, che segna un troncamento netto con il modo di intendere questo sport degli scorsi decenni. Dal gegenpressing di Klopp al tiki-taka di Guardiola, il giovanissimo allenatore tedesco sembra aver imparato dai migliori, non senza aggiungere il suo tocco personale: sviluppo tecnologico all’avanguardia per le sedute di allenamento, rapporto diretto e sincero con i giocatori (“rispetto, non paura” dichiarerà in un’intervista) e tante piccole sfaccettature che lo hanno reso già culto in Germania.

Tutte queste cose sono chiaramente entrate all’interno dei bagagli di Julian Nagelsmann nel viaggio verso Lipsia: stesso 3-5-2 ibrido,  stesso stile di gioco, stesso approccio ai media. E, soprattutto, stessi talenti: Timo Werner sembra avere innalzato ancora il suo livello in questa stagione, in cui ha già accumulato 17 reti e 9 assist, seguito a ruota da Marcel Sabitzer (10 centri e 6 assistenze) e dal solito Emil Forsberg (7 e 4). Qui si materializza il piccolo paradosso della Bundesliga 2019/20: la tifoseria più “haterata” del campionato può godere di uno degli spettacoli più succosi del panorama europeo.

D’altronde, la stagione della squadra di proprietà di Red Bull è sino ad ora stata al di sopra delle aspettative: secondo posto in campionato a -1 dal Gladbach, testa solitaria (e qualificazione agli ottavi ottenuta) nel girone di Champions League, e una striscia di 7 risultati utili tuttora aperta. Il Lipsia fa paura, e questo weekend potrà accarezzare il sogno del primo posto in campionato: il Borussia, infatti, sarà impegnato contro il Bayern Monaco nel big match della quattordicesima giornata. Ed ecco dunque che Julian Nagelsmann, 32 anni, allenatore, sarà chiamato a sfidare il suo passato agrodolce, per costruirsi il miglior futuro possibile.

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