RasenBall: cambiare il calcio a Lipsia

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 È il 13 giugno 2009 quando la ‘Nordostdeutscher Fußballverband’, una delle cinque associazioni regionali in cui è divisa la DFB, la federazione calcistica tedesca, dà il via libera all’acquisizione della licenza del SSV Markranstädt, club di quinta serie, da parte del RasenBallsport Leipzig e.V, società affiliatasi un mese prima. Con questa decisione il colosso delle bibite energetiche Red Bull, che dal 2005 già controlla l’ex Austria Salisburgo, entra, dopo tre anni di tentativi (l’ultimo qualche mese prima con il quasi fallito FC Sachsen Leipzig), nel calcio tedesco. E nulla sarà più come prima. Innanzitutto a Lipsia, proprio la città dove nel 1900 è nata la Federazione. 

L’arrivo del RasenBallsport (letteralmente “sport con palla sul prato”, un chiaro escamotage per nascondere la sigla ‘Red Bull’ che per regolamento non può apparire nel nome) ha cambiato infatti la geografia del calcio cittadino. Accanto ai “Tori Rossi”, dopo il fallimento nel 2011 del FC Sachsen Leipzig, il club che la Red Bull voleva comprare ma da cui rilevò “solo” quattro squadre del settore giovanile, sono rimaste solo la 1. FC Lokomotive Leipzig  e il BSG Chemie.

Nella stagione 2019/2020 entrambe in Regionalliga Ost, la quarta serie. La prima, con sede a Probstheida, sud-ovest della città, è quasi omonima ed erede della Lokomotive Lipsia, che giocando al mitico “Bruno-Plache-Stadion” ai tempi della DDR conquistò tre coppe nazionali, arrivò nel 1987 in finale di Coppa delle Coppe contro l’Ajax, a sua volta “figlia” del VfB Leipzig, uno dei più antichi club tedeschi. 

La seconda, il BSG Chemie, fondata nel 1997 da tifosi del FC Sachsen Leipzig, nel 2018 è stata capace di superare il primo turno di Coppa di Germania battendo lo SSV Jahn Regensburg. I biancoverdi si considerano (anche se non lo sono legalmente) successori del BSG Chemie, due volte campione della DDR negli Anni Cinquanta e Sessanta e che come loro disputava gli incontri casalinghi a Leutzsch, nel caldissimo “Alfred-Kunze-Sportpark”. Due club storici, che negli ultimi anni hanno, non senza difficoltà, veleggiato nelle divisioni minori, quelle da cui il RB è “solo” passato. 

Sì, perché fin dalle prime dichiarazioni i dirigenti del club e della multinazionale di fondazione austriaca non hanno mai nascosto di pensare in grande, tanto che all’epoca della fondazione i vertici societari avevano indicato come obiettivo a lungo termine la conquista del Meisterschale, rendendo noto come la proprietà avesse la disponibilità (e l’intenzione) di investire fino a 100 milioni di dollari nel neonato club. Ne metteranno decisamente di più.

In sette anni i “Tori” che nella prima partita della sua storia il 10 luglio 2009 (vittoria 5-0  su SSV Bannewitz) schieravano di fatto la prima squadra del SSV Markranstädt sono passati dal giocare al piccolo “An der Warte” di Pößneck in Turingia ai palcoscenici della Bundesliga, conquistata nel 2016, al secondo tentativo. 

Un’ascesa sportiva rapidissima, sostenuta da investimenti ingenti in giocatori e tecnici, ma anche in infrastrutture, come il nuovo centro sportivo di Cottaweg (nella  foto in alto), completato nel 2015 e costato 33 milioni di euro, oltre agli interventi per la “RB Arena”, stadio di cui nel 2009 il club aveva acquistato i naming rights e di cui dal 2017 detiene anche la proprietà. 

Un percorso che ha uno snodo tecnico centrale nel 2012, quando Ralf Rangnick è diventato il direttore sportivo del RasenBallsport. È stato lui, insieme ai suoi collaboratori, in primis il suo mentore e consigliere Helmut Groß a forgiare la filosofia calcistica del club, basata sul “Gegenpressing”, scegliendo di volta in volta (e sbagliando rare volte) gli uomini giusti per dare forma sul campo alle sue idee, uno su tutti Ralph Hasenhüttl, capace di portare il RB al secondo posto al debutto in Bundesliga. 

Buoni risultati, tanti giocatori valorizzati, vedi Timo Werner, ma anche molte polemiche. A partire da quelle sui rapporti tra Red Bull e la proprietà del club, secondo alcuni contrari alle regole sul 50+1 (nel 2014 la DFL la Lega calcio tedesca concesse la licenza per la 2.Bundesliga dopo più di un dubbio) e delle relazioni tra varie entità della galassia RB, visto anche l’alto numero di trasferimenti, soprattutto tra Salisburgo e Lipsia, ormai dichiaratamente il centro del progetto calcistico della Red Bull. E poi le proteste da parte dei tifosi avversari, che sono state (e sono) una costante in tutte le categorie in cui il RB ha giocato.  L’accusa più comune? Essere un club “di plastica” senza storia e senza radicamento sul territorio. 

Molti degli appassionati di Lipsia, come nel 2016 raccontava a MondoFutbol il giornalista locale Ulli Kroemer, autore di “Aufstieg ohne Grenzen” (Ascesa senza limiti) sono stati, soprattutto all’inizio, tutt’altro che scontenti di avere di nuovo un club competitivo in città. Nella stagione 2018/2019 il pubblico però è stato l’undicesimo per media in Bundesliga (38.400), con cinque match casalinghi esauriti su 17 e un numero molto basso di tifosi che hanno seguito i “Tori” in trasferta (a Düsseldorf 437 biglietti staccati). Dati che fanno riflettere per un club di vertice che nel 2019 è entrato nell’era Nagelsmann, dove lo spettacolo, visto quando a Lipsia si divertono, non è affatto un problema. Ed è uno spettacolo, per la prima storica volta, agli ottavi di UEFA Champions League.

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