L’Union Berlin, il cambio di modulo e la svolta alla stagione

Union Berlin

Tre vittorie di fila l’Union Berlin non le metteva assieme dalla stagione 2016/17. Dal 3-1 contro l’Arminia Bielefeld del 12 febbraio 2017, in realtà la squadra di Berlino Est riuscì a inanellare sei successi consecutivi, culminati con la vittoria per 1-0 contro il Norimberga che consegnò momentaneamente la vetta di quella Zweite. Nemmeno durante l’anno passato, i ragazzi di Urs Fischer sono riusciti a portare a casa 9 punti consecutivi e l’averlo fatto in Bundesliga contro due avversarie dirette, nel delicatissimo derby contro l’Hertha e in casa del Mainz, e contro la capolista Borussia Mönchengladbach impreziosisce una crescita testimoniata dalla personalità e dal gioco al di là delle vittorie.

Il 2-0 certifica un trend evidentemente positivo, conferma l’undicesima posizione in classifica con 16 punti che amplificano la forbice con le dirette rivali nella lotta per non retrocedere, Colonia e Paderborn su tutte, attualmente penultima e ultima con 7 e 5 punti. Un tesoretto da preservare in vista dei prossimi scontri diretti che chiuderanno il girone d’andata. La vittoria contro il Borussia Dortmund, la prima in Bundesliga, a fine agosto fu una fiammata generata da una serie di variabili circostanziali per ridurre il mismatch d’esperienza e tecnico come lo stadio stracolmo di magliette rosse per contrastare il muro giallo degli ospiti, la pressione scellerata per tutti i 90’ e Marius Bülter coniglio pescato dal cilindro magico.

Il turning point dell’Union Berlin: dal 4-3-3 al 3-4-3 (o 5-2-3)

Le quattro sconfitte consecutive, superata la magia, hanno spiattellato la cruda realtà davanti agli occhi dell’Union Berlin e hanno obbligato l’allenatore svizzero a ripensare al modulo e all’approccio dei singoli giocatori. Il 4-3-3, schema iconico della passata stagione si è rivelato inadatto, complice la lunga assenza di Grischa Prömel a centrocampo con evidente perdita di qualità nell’impostazione del gioco e uno sfilacciamento troppo grave tra i reparti: Andersson si ritrovava da solo a sgomitare, nella mediana mancavano punti di rottura delle trame avversarie e i difensori, evidentemente sotto pressione, venivano sfidati spesso nell’uno contro uno, soffocati dal pressing e senza sbocchi.

Contro il Wolfsburg, settima giornata, Fischer è corso ai ripari, proponendo un assetto differente degli undici titolari: è possibile leggerlo come un 3-4-3 o un 5-2-3, ma in sostanza, coincide con il turning point di questa prima parte di stagione. Il blocco difensivo è passato a tre con la promozione a titolare di Keven Schlotterbeck al centro, assieme a Subotic sulla sinistra e Friedrich sulla destra: più copertura in fase difensiva, ma anche meno obblighi restrittivi per i due terzini Trimmel e Lenz che, così, hanno molto più margine per spingere a turno, sono avanzati di una decina di metri dando più respiro alla manovra, e proponendosi anche come soluzioni offensive sia per cross da fondo campo (prerogativa più del capitano austriaco) sia per inserimenti veri e propri in area di rigore (ricordiamo il palo di testa di Lenz nel derby dopo un paio di minuti).

Il tabellone al termine della vittoria contro il M’Gladbach. Foto di: http://www.fc-union-berlin.de

Difesa libera di impostare e Andersson più supportato dagli esterni

Lo sblocco delle corsie ha permesso soprattutto a Friedrich di tornare a costruire la manovra partendo da dietro, ma soprattutto ha consentito a Fischer di avvicinare i due esterni offensivi, portandoli più al centro del gioco e di supporto effettivo all’attaccante svedese: l’anno scorso, soprattutto a Mees e Abdullahi, l’allenatore chiedeva un compito monodirezionale, cioè spingere sulla fascia per crossare al centro e per liberare spazi di manovra per gli inserimenti di Prömel e dell’altro centrocampista Zulj. Con l’attuale cambio di modulo, sfruttando al meglio le doti di Andersson nel giocare di sponda e nel muoversi liberamente su tutto il versante d’attacco, in avanti si crea un vorticoso dinamismo e fluidi scambi di posizione che fanno perdere punti di riferimento ai difensori avversari: l’azione del vantaggio dell’Union Berlin contro il M’Gladbach ne è la conferma con Ingvartsen che si stacca sulla sinistra, procede in area e crossa perfettamente per l’omologo Ujah completamente libero. Ingvartsen che, in realtà, dovrebbe muoversi proprio sul versante destro.

L’interscambiabilità dei singoli: l’esempio di Ryerson

Maggior copertura del campo in tutta la sua ampiezza, supporto reciproco dei reparti che come elastici si allungano e di accorciano con giocatori momentaneamente prestati alla fase difensiva od offensiva. Se inizialmente era lecito pensare a un Union Berlin chiamato a giocare di rimessa e di contropiede, il nuovo assetto ha ulteriormente responsabilizzato i singoli giocatori molto più tutelati e invitati e prendere le redini. La crescita in poco più di un mese di Robert Andrich è la più genuina conferma: totalmente spaesato durante le prime uscite, imprescindibile adesso per spessore e personalità che mette in campo durante ogni match. L’intelligenza, però, è anche nella visione di calcio di Urs Fischer: camaleontico sin dalla passata stagione, è difficile vedere una formazione titolare uguale a quella della giornata precedente o successiva. L’intercambiabilità delle pedine accentua responsabilità e duttilità nei singoli interpreti, di fatto sempre pronti quando vengono gettati nella mischia. L’anno scorso nel match contro l’Amburgo che valeva una stagione intera, il terzino norvegese Julian Ryerson, solitamente panchinaro, fu gettato nella mischia da titolare. Lo stesso Ryerson ha propiziato il 2-0 contro il  Mönchengladbach.

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