Gladbach-Roma, il ritorno al futuro di Lars Stindl

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È tempo di Europa League e nel solito, fittissimo programma di questa competizione salta all’occhio una gara che sarà decisiva per le sorti del Borussia Mönchengladbach, chiamato a battere in casa una Roma in grande forma. Con due punti ottenuti in tre partite non è una situazione facile quella dei ragazzi di Rose, che però se l’erano vista davvero brutta all’Olimpico prima che nel recupero l’arbitro Collum non fischiasse un rigore molto dubbio (eufemismo) in favore degli ospiti, poi trasformato da Lars Stindl per l’1-1 finale. Per l’ex Hannover è stato il primo gol in seguito ad uno stop di sei mesi dovuto ad una frattura alla tibia, e potrebbe trattarsi di un recupero importante anche nell’ottica della Germania di Löw, che ormai da anni tiene in grande considerazione il capitano dei Fohlen.

D’altronde il punto più alto della carriera di Stindl è stato proprio la Confederations Cup del 2017, competizione di cui è stato capocannoniere (al pari di Werner e Goretzka) con tre reti, compresa quella decisiva per la vittoria in finale sul Cile. Dando uno sguardo alle statistiche più banali, il motivo della presenza di Stindl in quella fortissima Germania non è lampante. Nella stagione 2016/17, peraltro la sua migliore sul piano realizzativo, Lars Stindl aveva messo a segno 18 gol e 5 assist in 41 presenze fra tutte le competizioni (con una tripletta alla Fiorentina in Europa League): uno score tutt’altro che negativo, ma non al livello dei vari Lewandowski, Agüero, Kane. Più che le statistiche sul piano realizzativo, ciò che aveva spinto Löw a dare fiducia al capitano del Borussia Mönchengladbach era stato quello che gli avrebbe potuto dare, nel “prime” dei propri mezzi tecnici e fisici, in termini di supporto alla manovra, dominio del gioco e infine – infine come se fosse un aspetto secondario per un attaccante – capacità di concludere l’azione.

E il punto è proprio questo: Stindl non è mai stato un attaccante normale. Anzi, per una lunga fase della sua carriera non è stato neanche un attaccante effettivo: il Karlsruhe lo aveva presentato al pubblico della Bundesliga come un centrocampista offensivo, un playmaker che sa sempre cosa fare con la palla fra i piedi. Con gli anni però diversi allenatori hanno preferito sfruttare le sue caratteristiche in zone del campo più avanzate rispetto alla trequarti. È successo così che quello che era un numero 10 si è trasformato in un peculiare esempio di falso 9, cioè un centravanti senza particolari consegne tattiche ma che interpreta il suo ruolo in base alle sue qualità, le quali si concretizzano per la maggioranza fuori dall’area di rigore avversaria.

Quali, dunque, queste qualità. Stindl non è un giocatore che ruba l’occhio: non è particolarmente veloce o forte fisicamente (80 chili distribuiti su 181 centimetri di altezza), dribbla meno e tira peggio di tanti colleghi, raramente tocca il pallone con una parte del corpo diversa dall’interno piede, pur mantenendo una certa eleganza. Ciò che permette al tedesco di sopravvivere ad alti livelli è un’intelligenza quasi senza pari nei movimenti, cui abbina un minimalismo tecnico solo apparente che, nei suoi momenti migliori, lo rende praticamente incontrollabile per i difensori avversari, spesso spaesati dai controlli orientati e dal sapiente utilizzo del corpo di Stindl. Il numero 13 del Gladbach non spreca energie mentali nell’elaborazione di giocate appariscenti, ma le concentra tutte sulla scelta migliore per portare avanti la fase offensiva, sintomo di una conoscenza del gioco tutt’altro che comune anche a livello internazionale. Quest’intelligenza spesso si riflette anche in inserimenti a rimorchio tanto semplici quanto efficaci per arrivare al tiro da posizione favorevole.

In questo modo, quando Stindl avrà recuperato al meglio la condizione, per lui potrebbe avvenire un “ritorno al futuro”. Nel 4-3-1-2 di Marco Rose, il tedesco potrebbe rappresentare un’alternativa molto più adatta nel ruolo di trequartista finora interpretato con risultati alterni da Embolo, che invece da punta potrebbe liberare tutta la propria esplosività. Così, almeno sulla carta, Stindl tornerebbe ad essere il numero 10 che era stato prima di essere allenato da Lucien Favre – in realtà assumendo compiti tecnico-tattici simili a quelli di uno dei migliori 9 europei, cioè Roberto Firmino (tra l’altro un fedelissimo di Klopp, “maestro” di Rose). Lo stesso Firmino che un anno e mezzo fa è stato fra gli artefici di un’eliminazione dolorosa per la Roma in semifinale di Champions League: i giallorossi sono avvisati, guai a commettere gli stessi errori contro Stindl.

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