Lo score del Borussia Mönchengladbach in Italia

Mönchengladbach

Domani, alle 18.55, il Borussia Mönchengladbach sarà di scena allo Stadio Olimpico di Roma per sfidare i giallorossi di Fonseca. Si tratta della nona sfida dei tedeschi su suolo italiano, la seconda nella capitale. Dopo aver affrontato Inter, Milan, Juventus, Lazio e Fiorentina, dunque, i Fohlen si apprestano a fare la conoscenza di un altro blasone del nostro campionato. Nel Belpaese, ad ora, il bottino per loro è di tre vittorie, due pareggi e tre sconfitte.

Il primo filone di trasferte italiane del Gladbach risale ai fasti degli anni ’70: all’epoca i tedeschi portarono a casa cinque campionati, una coppa di Germania e due coppe UEFA , a cavallo tra il ‘69 e il ’79, grazie al gioco offensivo portato da Hennes Weisweiler.

La prima, a San Siro contro l’Inter, è tuttora avvolta dalla leggenda. Non tanto per il risultato del campo (4-2 per i nerazzurri) quanto per ciò che accadde prima e dopo la sfida. Giocatasi il 3 novembre 1971, infatti, la partita sarebbe stata valevole come gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Dei Campioni, se quella di andata fosse stata validata. Invece, in Germania successe di tutto: attorno al trentesimo minuto, una lattina di Coca-Cola piovuta dagli spalti colpì in testa Boninsegna, che si accasciò a terra e venne sostituito poco dopo. In campo scoppiò il putiferio, ma la gara riuscì a riprendere, col Borussia Mönchengladbach che stravinse 7-1. Il caos diplomatico che ne seguì, però, con una accanita battaglia legale portata avanti dall’Inter, portò la UEFA ad una decisione senza precedenti: partita annullata e rigiocata (come una sorta di ritorno del ritorno) a Berlino in campo neutro. Per la cronaca, lo 0-0 bastò ai nerazzurri per passare il turno, in una stagione nella quale furono battuti solo dall’Ajax in finale grazie alla doppietta di Cruyff.

Guardacaso, la seconda apparizione italiana della squadra di Mönchengladbach fu ancora a San Siro, contro l’altra squadra di Milano: stagione 1973/74, ad aprile si gioca l’andata delle semifinali di Coppa delle Coppe. Il Milan vinse 2-0, riuscendo poi a limitare i danni con un 1-0 al ritorno che lo qualificò per la finale. Anche in questo caso spuntarono controversie, principalmente sostenute dal ‘Sunday Times’, che accusò i rossoneri di aver corrotto gli arbitri proprio per la doppia sfida contro i tedeschi. Stavolta, però, l’inchiesta fu ritenuta inattendibile e non ebbe alcun seguito legale.

L’anno successivo, nel novembre 1975, i Fohlen completarono il trittico di sfide contro le big italiane, non sfigurando nella sfida dello Stadio Comunale di Torino contro la Juventus. Erano gli ottavi di finale della Coppa dei Campioni, e il neo-allenatore Udo Lattek stava ancora cercando di imporre il suo gioco, più ragionato e difensivo di quello del predecessore Weisweiler, e per poco non rischiò il ribaltone. Nonostante il 2-0 dell’andata, infatti, i tedeschi finirono sotto per le reti di Gori e Bettega. Tuttavia, nell’ultima frazione di gara, furono Danner e Simonsen a chiudere la partita regalando il passaggio del turno al Borussia. L’eliminazione, però, arrivò ai quarti di finale contro il Real Madrid.

Il 1976 fu l’anno della prima vittoria dei tedeschi in Italia, di nuovo a Torino e di nuovo allo Stadio Comunale, ma contro il Toro. Si gioca per gli ottavi di finale di Coppa dei Campioni, e la gara finisce 2-1 per il Gladbach, ma a fare notizia sarà la gara di ritorno in Germania, quando la discussa gestione del fischietto belga Delcourt fa esplodere i granata, che finiscono la partita in otto dopo le espulsioni di Castellini, Caporale e Zaccarelli e con un leggendario Ciccio Graziani tra i pali.

Vinta la prima, il Mönchengladbach farà subito il bis nel 1979: ancora una volta nel mese di novembre, di nuovo a San Siro per vendicare la velenosa sfida contro l’Inter di pochi anni prima, con Jupp Heynckes passato dal campo alla panchina. Dopo l’1-1 dell’andata, a Milano furono di nuovo fuochi d’artificio, questa volta fortunatamente solo in campo: Altobelli la sblocca nel primo tempo, ma prima dell’intervallo a pareggiare è il giovane Nickel, che ha rimpiazzato il talento Simonsen. Il risultato regge e si vola ai supplementari, quando ancora Altobelli porta avanti l’Inter. Vantaggio che dura appena un minuto, prima che Ringles pareggi e Nickel, nel finale, segni il gol del definitivo 2-3 su rigore.

Da qui, le difficoltà dei decenni a cavallo del 2000 fanno sparire il Borussia Mönchengladbach dai radar del calcio europeo, salvo farlo tornare a galla nel 2013: è il 21 febbraio, la Coppa UEFA ha nel frattempo cambiato nome in Europa League, e a Roma si gioca il ritorno della sfida di sedicesimi di finale contro la Lazio. Petkovic, che sette giorni prima era stato salvato da una doppietta di Kozak (e da un rigore parato da Marchetti) per agguantare il 3-3, sceglie Candreva ed Hernanes dietro Floccari, mentre dall’altra parte Favre si affida a De Jong ed Herrman, salvo far subentrare Amin Younes e Granit Xhaka a partita in corso. Partita che però rimane in discussione solo per la prima mezz’ora: il destro di Candreva ed il tap-in di Gonzalez regalano la qualificazione alla Lazio.

Gladbach tifosi
Invasione dei tifosi del Gladbach in Piazza di Spagna. Fonte: @borussia_en

Avvicinandoci ad oggi, si passa alla stagione 2015/16, gironi di Champions League, la Juventus si presenta allo Stadium per la terza giornata dopo aver battuto City e Siviglia, ma l’XI scelto da Max Allegri (una sorta di 3-5-2 con Marchisio a centrocampo e la coppia Morata-Mandzukic davanti) sbatte contro un Gladbach attento che non concede nulla, grazie anche alla diga formata da Xhaka e Dahoud. 0-0 che serve più alla gloria che ad altro: i tedeschi falliranno la conquista del terzo posto, valido per l’Europa League, mentre la Juventus subirà la rocambolesca eliminazione ai quarti di finale per mano del Bayern Monaco.

Infine, l’ultimo ricordo è probabilmente il più dolce per il Mönchengladbach: dopo la sonora sconfitta all’andata- zero a uno al Borussia Park firmato da Federico Bernardeschi – allo Stadio Artemio Franchi va in scena Fiorentina-Borussia, valida per i sedicesimi di finale di Europa League. L’inizio ha i tratti dell’incubo, nonostante un palo clamoroso colpito da Stindl: Kalinic fredda Sommer col destro, Borja Valero approfitta dopo pochissimo dello scivolone surreale di Vestergaard per insaccare il 2-0 prima della mezz’ora. Nei 30 minuti di gioco successivi, però, succede di tutto, con un vero e proprio Lars Stindl-show: il capitano apre la rimonta col rigore al minuto 44, timbrando di nuovo al 47’ (tap-in dopo un pinball in area) ed al 55’, quando pizzica l’angolino dietro Tatarusanu col rasoterra dal limite. La squadra di Paulo Sousa è frastornata, crolla e vede calare il sipario al sessantesimo, quando Christensen inchioda di testa il 2-4.  Per i Fohlen, però, la gioia estrema si tramuterà presto in amarezza: nel derby tedesco contro lo Schalke, agli ottavi, torneranno a casa per la regola dei gol in trasferta.

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