Inter-Dortmund: le chiavi della partita

inter Dortmund

Dopo la seconda sosta della stagione sono tornati i principali campionati europei e con loro anche la Champions League, che nel vasto programma della terza giornata della fase a gironi prevede anche il confronto tra Inter e Borussia Dortmund. A San Siro andrà in scena uno dei confronti più interessanti della settimana di calcio internazionale, fra due squadre diverse ma entrambe votate ad un’idea di calcio aggressiva, costruite con la grande ambizione d’interrompere il dominio locale rispettivamente della Juventus da un lato e del Bayern Monaco dall’altro.

Dopo aver ottenuto sei successi nelle prime sette dell’era Conte, per l’Inter è arrivata una doccia fredda tramite le due sconfitte ottenute contro Barcellona e Juventus. In generale, anche in alcune vittorie (si pensi all’1-0 contro la Lazio o al 3-4 contro il Sassuolo di domenica scorsa) sono emersi i problemi del trio difensivo Godín-de Vrij-Škriniar. I centrali nerazzurri sono eccezionali nel coprire l’area di rigore, ma vanno in difficoltà quando puntato direttamente da un attaccante veloce e abile nel dribbling.

INTER-DORTMUND: LE CHIAVI

La volontà di Conte di alzare i quinti di centrocampo sui terzini avversari rappresenta quindi, in determinate circostanze, una difficoltà per i terzi di difesa dell’Inter, chiamati ad un lavoro rischioso nelle scalate laterali – soprattutto in una partita che i nerazzurri sono obbligati a vincere, nell’ottica di mantenere vive le speranze di passaggio del turno. Un difetto non da poco, specie contro un avversario come il BVB, che tra i vari Sancho, Brandt e Hazard dispone di un arsenale eccezionale a livello di attaccanti esterni.

Sancho
Jadon Sancho. Fonte: @BlackYellow

Lucien Favre però difficilmente organizzerà il proprio piano gara guardando esclusivamente ai difetti dell’Inter. Il tecnico del Dortmund sa bene che la possibilità di attaccare in campo largo potrebbe essere ghiotta per i giocatori offensivi del suo 4-2-3-1, ma sa anche che contemporaneamente difendere in campo stretto porterebbe a galla alcuni limiti dei propri difensori, soprattutto in marcatura e nel corso del peggior inizio di stagione della carriera di Akanji (Supercoppa a parte).

Il Borussia cercherà realisticamente il controllo del pallone, forzando l’uscita pulita del pallone dal basso e provando a far venire fuori le difficoltà difensive interiste più con le combinazioni nello stretto che con lunghi contropiedi. Eludere il pressing alto degli avversari sarà quindi la chiave fondamentale della partita dei gialloneri: con una circolazione del pallone efficace, innescando nel modo giusto le abilità nello stretto di Sancho e compagni, mettere in difficoltà l’Inter potrebbe essere una sfida non così complicata per i tedeschi. Pesano molto in questo senso le assenze di Reus ed Alcácer, 10 gol in due nella Bundesliga 2019-20, specialisti della rifinitura che avrebbero potuto aiutare Favre soprattutto contro una difesa come quella nerazzurra che, aldilà delle difficoltà sopracitate, resta di grande livello.

L’Inter, nelle parole di un paio di settimane fa del suo allenatore, dovrà invece “andare sempre a 200 all’ora”. Questo per due motivi: prima di tutto perché è il miglior modo che ha questa squadra per nascondere i propri difetti ed esaltare i propri pregi, specie nel momento in cui l’assenza di Sensi priverà Conte del miglior palleggiatore a disposizione, rendendo così più difficile il congelamento del possesso. E in secondo luogo, una tenuta mentale corretta permetterebbe ai nerazzurri di sfruttare tutte le piccole imperfezioni che il Borussia Dortmund sistematicamente commette in alcune fasi della partita.

Nonostante i grandi valori tecnici a disposizione, soprattutto in assenza di un leader tecnico ed emotivo come Reus, i gialloneri rimangono una squadra fragile nella gestione del risultato, un po’ per le caratteristiche del suo sistema di gioco – fortemente improntato all’attacco – ma soprattutto per la giovane età di molti dei giocatori a disposizione di Favre. L’Inter dovrà giocarsi il fattore esperienza, e dovrà farlo bene per limitare un gap che sul piano tecnico-tattico oggi è abbastanza netto. L’ultima parola, come sempre, spetta al campo, a Inter e Dortmund.

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