Havertz, il golden boy che vuole vendetta con l’Atletico

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Descrivere Kai Havertz in un solo aggettivo è davvero complicato, forse impossibile. Il classe ’99 del Bayer Levekusen è, con Jadon Sancho e Joao Felix, la ‘next big thing’ del calcio europeo.

Dalla squalifica di Hakan Calhanoglu nel 2016 che gli ha permesso di esordire in Bundesliga e di ottenere il primo record della sua carriera, Havertz ha cominciato la sua ascesa ed in tre anni si è preso non solo il Bayer, ma anche il campionato tedesco. Nel corso di queste tre stagioni sono molti gli attestati di stima che ha ricevuto da parte di leggende del calcio tedesco. L’ultimo in ordine di tempo è Matthaus che al ‘Kicker‘ ha dichiarato di aspettarsi da lui la vittoria del Pallone d’Oro. Complimenti e attestati di stima che sono tutti meritati e giustificati da quanto il nativo di Aachen mostra in campo ogni fine-settimana, con colpi fuori dal comune.

Sin dal suo esordio contro il Werder Brema, Havertz ha avuto una crescita costante, sostenuta da una società e da un tecnico che hanno creduto in lui sin da subito. Heiko Herrlich lo ha sempre visto come uno dei migliori talenti di Germania e gli ha dato le chiavi del centrocampo del Bayer, facendolo diventare anche il più giovane giocatore a disputare 50 partite in Bundesliga, record conquistato due stagioni fa.

È soprattutto sotto la sua guida che Kai ha sviluppato e migliorato il suo gioco offensivo, ma anche difensivo. Guardandolo giocare si percepisce subito che sia tutto fuorché un giocatore normale, del resto se a 19 anni hai alle spalle 106 partite ufficiali con il club d’appartenenza è chiaro che qualcosa di speciale ci sia. Havertz ha una padronanza del gioco e un tocco di palla davvero rari, ma ciò che lo rende davvero un giocatore completo è la sua capacità di comportarsi sia da creatore di gioco, sia da finalizzatore.

Il centrocampista del Leverkusen ha svolto le funzioni di creatore di gioco e legante sotto la guida di Herrlich. Spesso lo si trovava sulla linea dei mediani per impostare l’azione ed aiutare la squadra a conquistare campo: questo gli ha permesso molte volte di punire la difesa avversaria con inserimenti dalle retrovie, una capacità aumentata notevolmente nello scorso girone di ritorno della Bundesliga.

L’arrivo di Peter Bosz infatti lo ha fatto esplodere anche come finalizzatore: 11 gol in 17 partite con il tecnico olandese in panchina. Il modulo spiccatamente offensivo dell’allenatore ex Ajax e Borussia Dortmund ha messo in mostra tutto il potenziale offensivo di Havertz, capace di segnare in maniera indifferente di destro come di sinistro e di agire come una perfetta seconda punta. Kai sta diventando sempre più un centrocampista totale in grado di districarsi in entrambe le fasi del gioco, sapendo leggere gli spazi e le situazioni che gli si presentano di fronte. Tuttavia, gli mancano ancora due fattori per elevarsi al grado dei centrocampisti più forti d’Europa.

La naturale evoluzione della sua carriera è l’approdo in uno dei grandi club europei, quale ancora non si sa – anche se il Bayern Monaco è il primo della lista -, ma prima di quello step ci sarà un ulteriore banco di prova, nonché il primo dei due fattori citati sopra: la Champions League.

La fase a gironi della competizione per club più importante al mondo sarà il terreno perfetto per dissipare ogni dubbio rimasto su chi è e cosa Havertz potrà diventare. Durante quelle sei partite, oltre alla solita pressione di portare il più avanti possibile il Bayer Leverkusen, il classe 1999 avrà addosso gli occhi di tutti gli scout d’Europa. A causa del ranking UEFA dovrà affrontare due grandissime squadre – l’Atletico Madrid e la Juventus – che rappresentano la perfetta prova del nove. Con i Colchoneros potrà anche rifarsi di quel match del 2017 saltato a causa di un esame scolastico e terminato con l’eliminazione del Bayer. La perfetta rivincita per chi è sempre stato speciale.

E’ anche in questo tipo di partite che Kai potrà mostrare di non soffrire la fisicità dei suoi avversari. A differenza dei grandi centrocampisti che si stanno imponendo o si sono imposti sulla scena europea – Pogba, Ndombele, Dele Alli, Milinkovic-Savic, per citarne alcuni – Havertz non possiede una fisicità dirompente in grado di fargli vincere duelli in mezzo al campo o di strappare di forza il gioco e questo è forse il grande punto di domanda che lo circonda. Riuscirà a superare questo limite fisico grazie alla tecnica e all’intelligenza che possiede? La risposta la darà lui sul campo, ma le sensazioni non possono che essere positive visto quanto ha dimostrato fino ad ora. Gli spazi sempre più ridotti del calcio europeo lo metteranno a dura prova, ma non abbiamo dubbi che riuscirà a sorprendere tutti ancora una volta, magari convincendo anche Joachim Löw.

Il commissario tecnico della Mannschaft finora gli ha dato spazio solamente in tre occasioni, tutte amichevoli, per un totale di 112 minuti giocati con la maglia della nazionale. Inutile dire che nonostante l’esiguo tempo a disposizione, Havertz ha già lasciato il segno con un assist nella partita contro la Russia, la prima giocata da titolare. Tutti dicono che il futuro della Germania passerà dai suoi piedi, tutti vogliono vederlo con la divisa della nazionale, ma Jogi non vuole affrettare i tempi. La rifondazione della Germania però è ormai partita e le ultime partite di qualificazione ad Euro 2020 vedranno il talento del Leverkusen tra i protagonisti, segno che anche Löw ha capito quanto sia speciale.

Ormai sono in molti ad attenderlo al varco, la pressione sulle sue spalle si è fatta sempre più pesante. Havertz si è sempre comportato come un predestinato ed al Bayer è coccolato come non mai, ora deve dimostrare di esserlo: in Champions League e con la maglia della Germania. Possibilmente, nel secondo caso, trascinando la Mannschaft nell’Europeo della prossima estate.

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