Kramer: il campione smemorato, ritrovato al Gladbach

Kramer

La notte che ogni appassionato di calcio sogna di vivere fin da bambino e che Cristoph Kramer non ricorda di aver vissuto. Rio de Janeiro, Brasile, Stadio Maracanà, 13 luglio 2014, finale di Coppa del Mondo. Germania contro Argentina.

Se già solo viverla è un sogno si può solo immaginare cosa si provi a vincere un Mondiale: ogni momento, ogni frammento di quella notte te la ricorderai e la rivivrai per tutta la vita. C’è un giocatore però, caso più unico che raro nella storia del calcio, che quella notte in cui è diventato Campione del Mondo la ricorda in modo frammentario, confuso. Kramer è famoso forse più per questo che per la sua carriera, peraltro positiva.

Ciò che è successo quella notte è noto, meno come il centrocampista tedesco sia arrivato fin lì.

Kramer, classe 1991, cresce nelle giovanili del Bayer Leverkusen e viene prestato ventenne in Zweite al Bochum. Due ottime stagioni fanno sì che nell’estate del 2013 alcune tra le “grandi” gli mettano gli occhi addosso: la spunterà il Borussia Mönchengladbach.

Il rendimento del centrocampista centrale nella stagione 2013/2014 darà ragione ai Fohlen. Con 33 presenze in Bundesliga, condite da 3 gol e 1 assist, Kramer diventa in poco tempo padrone del centrocampo. Tutte le azioni passano dai suoi piedi e a fine stagione, un po’ a sorpresa, viene inserito da Joachim Löw nella spedizione per il Mondiale in Brasile, a soli 23 anni. I due spezzoni di gara giocati negli ottavi contro l’Algeria e nei quarti contro la Francia rappresentano già una soddisfazione per il ragazzo, che poi a poche ore dalla finale scopre dal commissario tecnico che sarà lui a sostituire l’infortunato Khedira nel centrocampo tedesco.

Gioca mezz’ora con una tranquillità invidiabile, aiutato, come ha dichiarato, dalla calma dell’allenatore e dei senatori di quella Mannschaft. Il resto è storia: intorno alla mezz’ora prende un duro colpo alla testa dall’argentino Garay e da qui la memoria inizia a fare brutti scherzi. “I medici – racconta Kramer a Focus – sono sicuri che i ricordi di quella parte della finale non torneranno. Il primo ricordo che ho è con i medici dentro gli spogliatoi. Ho un vuoto di 15 minuti. I dottori mi stavano tranquillizzando, dicendo che eravamo ancora sullo 0-0. Nel mio subconscio ero sicuro che l’Argentina fosse in vantaggio per il gol di Higuain. L’arbitro però glielo aveva annullato pochi secondi prima del mio infortunio. Eppure avevo la convinzione che fosse gol”.

Qualcosa in mezzo era successo. Kramer, nel frattempo, aveva provato a rientrare in campo andando dall’arbitro, l’italiano Nicola Rizzoli, che ha raccontato: “E’ venuto da me chiedendomi: ‘Arbitro, questa è la finale?’. Pensavo scherzasse, gli ho fatto ripetere la domanda, e lui: ‘Mi serve sapere se questa è davvero la finale’. Al mio ‘sì’ sbalordito ha concluso: ‘Grazie, era importante saperlo’. Ho avvisato Schweinsteiger e hanno sostituito Kramer”.

Da quel momento in avanti la carriera del giocatore nato a Solingen assume un andamento particolare, come se quel momento al Maracanà abbia rappresentato uno spartiacque. Niente di negativo, poiché nelle successive quattro stagioni al Gladbach, inframmezzate dall’esperienza al Bayer Leverkusen nel 2015/2016, Kramer ha continuato a giocare a buoni livelli. Ma tanti infortuni, la maggior parte delle volte non gravi, gli hanno impedito di avere quella continuità di rendimento vista negli anni prima, soprattutto nella stagione precedente al Mondiale. L’elenco sembra un’enciclopedia medica: dalla rottura parziale del legamento collaterale mediale del ginocchio a problemi agli adduttori; dalla spalla alla nuca; in ultimo la rottura parziale del legamento collaterale della caviglia, che lo ha fatto stare fuori per più di un mese nella scorsa stagione.

In questo periodo, Kramer è ricordato più per un autogoal incredibile contro il Borussia Dortmund che per la bontà delle sue prestazioni in campo. E purtroppo per lui probabilmente non lo dimenticherà.

Quest’anno il nuovo allenatore dei Fohlen, Marco Rose, sembra finalmente avere un’ottima considerazione del giocatore, in particolare per le sue caratteristiche in impostazione, utili al sistema di gioco propositivo dell’ex Salisburgo. L’attuale capolista della Bundesliga sembra in effetti beneficiare della presenza di Kramer nel centro del gioco, come è stato evidente ad esempio nella netta vittoria contro l’Augsburg. Lui da parte sua continua a mettere qualità a disposizione dei compagni, come in quegli indimenticabili, ma dimenticati, trenta minuti a Rio de Janeiro.

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