Thomas Müller, il più grande problema del Bayern

Thomas Müller

Quanto sia importante la gestione dello spogliatoio e dei senatori per avere successo al Bayern Monaco ce l’ha già dimostrato l’esperienza di Carlo Ancelotti. Reduce da due stagioni di successo al Real Madrid, già solo per aver alzato la ‘décima‘, Carletto al Bayern è durato un anno e qualche mese, schiacciato dai risultati e, secondo le voci, da un malcontento generale nello spogliatoio. Le analogie sotto l’aspetto della gestione con l’altro tecnico scelto per il post Guardiola, quindi non chiamato in emergenza come Heynckes, ovvero Niko Kovac, sembrano essere molte. E a testimoniarle c’è un’icona del club che in questi giorni ha manifestato tutto il suo malcontento: Thomas Müller.

L’edizione di ‘Sport Bild’ di mercoledì 9 ottobre è uscita con una prima pagina piuttosto emblematica: il classe 1989, a 30 anni appena compiuti, starebbe valutando seriamente l’addio al club dopo 19 anni tra giovanili e prima squadra. Il motivo lo ha spiegato lui stesso in un’intervista rilasciata al ‘Kicker’: “I tanti acquisti hanno rafforzato la concorrenza nei miei ruoli, ma il problema non è quello. Ma nelle recenti partite c’è stato un trend che non mi ha reso felice. Se sono visto solo come una riserva nel futuro, penserò alla mia situazione. Sono troppo ambizioso per essere considerato solo come tale”.

La copertina di Sport Bild.

Nelle ultime 5 partite in effetti Müller è sempre partito dalla panchina ed è entrato in campo 4 volte, potendo però giocare soltanto 66 minuti totali. Numeri che non rispecchiano il trattamento che un giocatore da quasi 500 presenze con il Bayern Monaco, ancora nel pieno della sua carriera, si aspetterebbe. Anche perché nei 450 minuti passati in campo in stagione il suo bilancio è di un goal e 4 assist. Non c’è nessuna rottura con Niko Kovac, ma semplicemente una questione tattica di difficile risoluzione: l’allenatore vede il suo numero 25 soltanto come un vice di Coutinho e di Lewandowski, due che però sono poco sostituibili specie in quest’inizio di stagione visto il momento di forma che attraversano.

Considerando che sugli esterni sono già in tre e mezzo (Perisic, Gnabry, Coman e parzialmente Alphonso Davies) per due posti, le uniche speranze del classe 1989 di giocare sono di fatto dipendenti dal centravanti polacco e dal brasiliano numero 10, apparso imprescindibile per la fantasia che garantisce alla squadra. Quella fantasia che non rientra tra le caratteristiche di Thomas Müller, a cui non mancano i pregi, ma nemmeno i difetti. Tra questi c’è anche la possibilità di giocare da ala solo in caso di necessità, visto che il dribbling non è mai stato una delle sue peculiarità (anzi…).

Una soluzione possibile – sul quale Kovac è stato interrogato – è stata quella di far coesistere Thomas Müller e Coutinho come interni di centrocampo. Ipotesi che non ha entusiasmato il tecnico croato per l’eccessivo squilibrio che genererebbe nella squadra a centrocampo. Le caratteristiche di inserimento le garantisce già Goretzka, il cui apporto in fase difensiva è comunque maggiore rispetto a quello di Müller. Insomma, il 4-3-3 con i due interni iper-offensivi sarebbe più un contentino che una vera e propria arma da considerare. Anche questo ha portato a considerare un’icona del club a sentirsi più una riserva che una risorsa.

Peraltro non è la prima volta che Kovac si trova costretto a prendere decisioni pesanti relative ai veterani: già l’anno scorso ha messo in panchina Ribéry e Robben per Coman e Gnabry quando contava, ad esempio in finale di DFB-Pokal. Poi l’inizio di questa stagione dei due giovani ha dato ragione all’allenatore croato. Se ci limitiamo a giudicare il lato tecnico, anche la scelta di andare avanti con Coutinho e Lewandowski non è sbagliata. C’è però anche altro. E turbare la serenità di Thomas Müller, che l’anno scorso ha  significa turbare la serenità del club.

Per comprendere quanto peso abbia il 30enne in società bisogna tornare a quest’estate e a una rivelazione apparsa sui giornali tedeschi di recente. Il Bayern ha valutato sul mercato i profili di Seb Haller e Max Kruse, finiti poi rispettivamente al West Ham per 50 milioni e al Fenerbahce a parametro zero, come backup di Lewandowski. A far presente al club di non affondare è stato proprio Thomas Müller, che si riconosceva come prima alternativa di Lewandowski, oltre che come titolare sulla trequarti, come era l’anno scorso: 45 presenze, 9 goal e 16 assist.

Il mercato ha però cambiato tutte le carte in tavola. Le hanno cambiate gli arrivi di Coutinho e Perisic anziché del solo Sané, le hanno cambiate le scelte di Kovac che ha seguito la condizione e lo stato di forma prima di dar priorità al turnover (compreso l’utilizzo di Kimmich, il suo jolly, a centrocampo, come vi avevamo raccontato alcuni giorni fa). Ora, anche a causa di questo, Thomas Müller è diventato il più grande problema del Bayern. Una situazione in cui nessuno voleva finire, ma che ora andrà affrontata delicatamente.

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