È nato lo Schalke 04 di Wagner: 5 giocatori della svolta

Schalke 04

Sono tanti i verdetti emersi dalla Red Bull Arena di Lipsia lo scorso sabato: se la squadra di Nagelsmann sembra ancora un cantiere aperto, soprattutto per quanto riguarda la ricerca dell’equilibrio tattico nelle varie fasi di gioco, lo Schalke 04 di David Wagner ha confermato con decisione il suo ruolo di protagonista di questa stagione. Il successo esterno ottenuto per 3-1 in una partita equilibrata ma mai fuori controllo testimonia come l’allenatore statunitense sia riuscito ad imprimere i suoi principi di gioco alla squadra con chiarezza. Eppure, la annata del riscatto dopo il 14esimo posto dello scorso anno non era iniziata sotto i migliori auspici: lo scialbo 0-0 dell’esordio a Monchengladbach e lo 0-3 incassato dal Bayern avevano fatto storcere già il naso ad alcuni tifosi.

Sono bastati pochi aggiustamenti, e qualche giorno di lavoro in più, però, a Wagner per ribaltare la situazione: quella di Lipsia è stata la quarta vittoria consecutiva, che va a coronare un mese di settembre incredibile, fatto di 13 goal segnati e appena 4 subiti e chiuso al quarto posto in classifica, ad un solo punto dal Bayern capolista della Bundesliga.

La particolarità dello Schalke 04 è la sua capacità di prescindere dal modulo in campo e persino dalla posizione in campo dei suoi giocatori, senza tuttavia variare i principi di base e la qualità di gioco. Partito con un 4-2-3-1, Wagner ha poi virato su un 4-4-2 che ha regalato solidità alla squadra, sorprendendo invece Nagelsmann con un 4-3-1-2 inedito sino a quel momento. Per la svolta, Wagner si è affidato a cinque pilastri chiave in campo, andandoli a pescare proprio tra i giocatori più criticati della scorsa stagione. Se il giovane Alexander Nübel, difatti, aveva già mostrato le sue straordinarie qualità lo scorso anno (la sua importanza è stata cementata da Wagner affidandogli la fascia da capitano a 23 anni), lo stesso non si può dire per molti dei suoi compagni che hanno brillato in questo settembre.

Schalke 04, i 5 della svolta

Amine Harit

La copertina, chiaramente, è la sua. Appena un gol e due assist nelle 18 presenze (60 minuti in campo di media) del 2018/19 con lo Schalke 04, quattro reti e due assistenze solo nelle ultime tre di Bundesliga, entrando in due goal per ogni partita: a Gelsenkirchen non ci riusciva nessuno dal 2014. Wagner lo usa a suo piacimento: da trequartista, ad esterno sinistro, a seconda punta in appoggio a Burgstaller, fino a tornare di nuovo arma in più tra le linee. La sua pericolosità non cambia di una virgola. La forma fisica è chiaramente invidiabile: Amine Harit è pimpante, rapido, e sembra non essere afflitto dalla stanchezza neanche nei finali di partita. Il suo atletismo è superiore a quello della maggior parte degli avversari, come dimostrano le sue clamorose scorribande sulla fascia sinistra, ma a stupire è la sua tecnica nello stretto.

Probabilmente grazie ad una mente più libera da pressioni, la qualità del 22enne francese (di origine marocchina) sta esplodendo in tutta la sua bellezza. L’uno contro uno è il suo pane quotidiano, e il dato sui dribbling parla chiaro: nel 70% dei casi salta l’avversario. Inoltre, Harit riesce a dialogare in maniera splendida coi compagni, facendosi trovare nello spazio, anche quando marcato, difendendo palla e mandando in porta gli altri Knappen con grande intuito. Il trascinatore per ora è lui, e se Wagner riuscirà a fargli trovare anche continuità all’interno della stagione, oltre ad una maggiore capacità di lettura delle situazioni pericolose, diventerà un rebus ancora più difficile da risolvere per le difese avversarie.

Suat Serdar

L’altro classe 1997 dalle qualità stellari a disposizione dello Schalke 04 è Suat Serdar. Anche lui usato in più ruoli (trequarti, centrocampista centrale e mezzala sinistra), fornisce sicuramente dinamismo e proiezione offensiva importante a Wagner. Il suo posizionamento non è sempre perfetto, ma la lettura brillante del tecnico statunitense è stata coprirne le lacune tattiche con il cervello di Mascarell e l’instancabile dinamismo di McKennie. Quattro le presenze stagionali in Bundes, tre da titolare, e già due gol segnati.

Serdar sembra trovarsi alla perfezione con Harit ma anche con Guido Burgstaller: spesso difatti l’ex centrocampista dell’Under 21 tedesca si è fatto trovare al posto giusto per sfruttare le sponde e gli scarichi del compagno. La facilità di dribbling e di tiro in porta non la scopriamo oggi, ma la novità è che Serdar sta diventando anche un buon giocatore di sistema: 85% di passaggi realizzati, spesso giocando nello stretto e portando poco la palla. Anche per lui la continuità rimane un incognita, ma nel frattempo i tifosi della Ruhr possono goderselo affondare nelle difese avversarie come un coltello caldo nel burro.

Harit Schalke 04
Harit e Serdar, protagonisti con Wagner. Fonte: @s04

Omar Mascarell

I fuochi d’artificio nella trequarti d’attacco sono uno dei marchi di fabbrica dell’allenatore dello Schalke, che tuttavia non può prescindere da una mediana di livello. Omar Mascarell, apparso spesso spaesato e compassato durante i momenti bui dell’ultima stagione (complici anche i diversi problemi fisici), è letteralmente rinato: il suo fosforo a centrocampo è cruciale per rendere sostenibile il pressing dei Königsblauen. Schierato in coppia con McKennie, Mascarell riesce a coprire il compagno di reparto quando questo si alza per aiutare ali e punte nel pressing sul primo portatore di palla. Quando la squadra avversaria fa saltare il banco, infatti, lo spagnolo è bravissimo a posizionarsi in modo da ritardare la transizione offensiva, spendendo anche dei falli, per permettere ai suoi di ricomporsi.

Dall’altro lato, è da sottolineare il suo apporto in fase di costruzione: Wagner gli chiede di abbassarsi in mezzo ai due centrali, formando una difesa a tre e fornendo a Nübel maggiori opzioni per il dialogo corto. Di conseguenza, Kenny (altra sorpresa della stagione, arrivato in estate e di cui vi abbiamo già parlato) e Ozcipka possono alzarsi e fungere da perni laterali per la ripartenza. Il suo allenatore si fida di lui, ma si fidano soprattutto i compagni, che lo servono anche in mezzo a tante maglie avversarie. Quasi sempre, lui ne esce con estrema classe. Non ha ancora trovato il primo goal stagionale, ma nessuno gliene fa un problema: per lo Schalke 04 è fondamentale.

Salif Sané

Altra parabola incredibile della gestione Wagner: il gigante classe 1990 è arrivato nell’estate 2018 dall’Hannover, e nonostante la cifra piuttosto esigua sborsata (7 milioni di euro) la sensazione netta era che nella Ruhr potesse trovare la sua definitiva consacrazione. Nonostante le trenta partite giocate sotto la gestione Tedesco (prima) e Stevens (poi), non è mai sembrato davvero solido e concentrato. Tante le amnesie, alternate a giocate di qualità, ma che hanno reso la sua stagione difficile come per tutto il pacchetto arretrato dei Knappen.

Wagner lo aveva battezzato come prima riserva della coppia Stambouli-Nastasic (sempre aspettando il super-talento Kabak), ma dopo le prime due partite si è preso la maglia da titolare a discapito dell’ex-Fiorentina, e da allora la sua squadra non ha smesso di vincere. La sua supremazia aerea, agevolata dai 196 centimetri di altezza, permette ai suoi di tenere lontani eventuali lanci lunghi utilizzati dagli avversari per superare il pressing, mentre ha dimostrato buone capacità di lettura in anticipo, impedendo al suo uomo di attaccare lo spazio alle sue spalle. Il vizio del gol – già 2 siglati sfruttando i suoi colpi di testa nelle due vittorie esterne contro Paderborn e Lipsia – non guasta affatto.

Rabbi Matondo

Passaporto gallese, nativo di Liverpool, la spensieratezza dei 19 anni ma con una trafila di prestigio nell’academy del Manchester City già alle spalle. I 9 milioni spesi per Rabbi Matondo a gennaio sono sembrati un azzardo affrontabile ma non banale, e l’ala arrivata da oltremanica ha fatto fatica a smentire i dubbi su di lui, scendendo in campo sette volte senza mai trovare la rete. In questo inizio di campionato Wagner lo ha praticamente ignorato, complice qualche problemino fisico che in estate ne ha complicato la preparazione, lasciandolo ad una sola presenza con la seconda squadra, prima di portarlo in panchina (senza subentrare) nella partita interna contro il Mainz.

L’esordio è arrivato un po’ a sorpresa, dopo che nel ruolo di spalla a Burgstaller erano stati provati sia Uth che Harit, contro il Lipsia, ma la risposta è stata da fuoriclasse. 85 minuti giocati ad alta intensità, in cui nessuno ha cercato la porta come lui (4 tiri complessivi, 3 nello specchio, 1 in gol), unendo però anche un’ottima capacità di dialogo coi compagni. Il talento va ancora parecchio sgrezzato, ma dopo le ombre dello scorso anno il classe 2000 dello Schalke 04 ha già gettato il primo raggio di luce nel calcio che conta.

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