I tecnici che hanno cambiato la vita di Serge Gnabry

Serge Gnabry

La vita e la carriera dei migliori calciatori del mondo dipendono spesso dagli allenatori incontrati sul percorso. Se possa già rientrare nella categoria dei giocatori top mondiali anche Serge Gnabry non lo sappiamo, forse bisognerebbe prudentemente aspettare la fine di questa stagione. Una cosa però è certa: i quattro goal segnati nell’incredibile 2-7 con cui il Bayern Monaco ha battuto il Tottenham sono il punto più alto finora toccato e lo mettono di diritto tra le star della Champions League (noi vi avevamo consigliato di seguirlo solo un paio di settimane fa…). Un poker ricco di significato, perché arrivato a Londra contro gli Spurs, lui che i primi passi da professionista li ha mossi sì nella capitale inglese, ma con l’Arsenal. La stessa squadra che troppo presto lo ha scaricato. E anche quella volta per una questione di allenatori e di rapporti con gli stessi.

Una grossa parte del merito per la straordinaria crescita di Gnabry se la dividono quelli che sono i due tecnici che lo allenano oggi. Da una parte Niko Kovac, che lo ha trovato al Bayern Monaco e lo ha reso un giocatore completo; dall’altra Joachim Löw, che lo ha voluto in nazionale e lo ha messo al centro del suo nuovo ciclo, dopo averlo fatto esordire nel novembre 2016 contro San Marino (tripletta, per la cronaca). I primi due che lo hanno valorizzato fino in fondo, come non sempre è successo nella sua carriera.

Arsène Wenger, ad esempio, ha voluto a tutti i costi strapparlo allo Stoccarda nel 2011, ma in cinque anni all’Arsenal gli ha regalato soltanto 872 minuti spalmati su 18 presenze, con numerose panchine. Poi, nel giugno 2015, il 20enne tedesco è stato spedito in prestito al West Bromwich Albion, dove ha trovato Tony Pulis in panchina, uno che la carriera e la vita gliele stava cambiando in maniera negativa. Tra i due il rapporto non è mai stato idilliaco, anzi più volte l’allenatore lo ha ripreso pubblicamente, affermando che secondo lui non era ancora al livello per giocare nel WBA. Così a gennaio ha interrotto il prestito e ha fatto tornare il giocatore all’Arsenal.

La seconda bocciatura è arrivata nell’estate 2016, questa volta dai ‘Gunners’, a causa della poca volontà di rinnovare un contratto in scadenza 2017 per le richieste economiche ritenute eccessive. Wenger ha continuato a tenerlo in panchina, nonostante lo ritenesse un giocatore valido, ancora però da sgrezzare, non pronto per la prima squadra dell’Arsenal – a cui un giocatore del genere avrebbe indubbiamente fatto comodo, soprattutto in quegli anni di incertezza in attacco.

Comunque, a giudicare da come ha festeggiato il poker di ieri, un po’ di affetto nei confronti dei colori dell’Arsenal (che poi sono gli stessi del Bayern) gli è rimasto.

Il ritorno in Germania, al Werder Brema per soli 5 milioni, ha confermato le cattive sensazioni in casa Arsenal, anche se i ‘Grün-Weiß hanno vissuto i loro momenti migliori della stagione 2016/17, guidati da Alexander Nouri, senza il classe 1995 in campo. Anche l’esperienza all’Hoffenheim con Nagelsmann non sembrava aver reso Serge Gnabry quel giocatore che Wenger sperava diventasse quando lo ha acquistato. Tanto che il suo arrivo al Bayern Monaco nell’estate 2018 (anche se la clausola era stata pagata al Werder l’estate precedente) era passato quasi in sordina e non convinceva tutti.

Il nativo di Stoccarda in Baviera ha avuto due fortune: il fatto di essere l’unico fisicamente integro al 100% tra gli esterni del Bayern (gli altri erano Robben, Ribéry e Coman) e soprattutto trovare Niko Kovac. Tre mesi di testardaggine, alla ricerca della giocata di troppo, hanno fatto da prologo al graduale miglioramento vissuto da novembre in poi. Ovvero in concomitanza con le prime convocazioni di Joachim Löw nella Germania. Una prova di fiducia che, unita ai consigli del tecnico del Bayern, ha fatto prendere il volo a Gnabry, diventato ormai un punto fermo sia per il club che per la ‘Mannschaft’.

Non è per la verità il primo giocatore offensivo completo, ma testardo e poco continuo, che Kovac ha reso di livello internazionale: lo aveva già fatto all’Eintracht Francoforte con Ante Rebic, trasformato in titolare di una nazionale vice-campione del mondo e in grado di battere proprio il Bayern con una doppietta in finale di coppa. Gnabry può andare ancora più in alto, perché partita dopo partita sembra aggiungere nuovi progressi. E, allo stesso modo, non è il primo a cui il Ct dà fiducia senza guardare troppo al rendimento nei club (chiedere a Gomez o Podolski).

A inizio settembre Joachim Löw a gennaio ha consacrato il suo giocatore come punto fermo: “Con me Serge Gnabry gioca sempre” ha dichiarato. Kovac ci è andato più leggero: “Non posso garantirgli che giocherà ogni minuto…”. Anche lui però, come il ‘BundesTrainer’, sa che uno come Serge Gnabry per il Bayern Monaco in questo momento è imprescindibile. Come lui lo è stato per la crescita del 24enne, già diventato il miglior giocatore del suo club già nella scorsa stagione. E anche sebbene sia presto per tirare le somme sulla carriera di quest’ultimo, Gnabry lo ricorderà, così come Löw, tra i tecnici più importanti della sua carriera. Tra quelli che gli hanno cambiato la vita in positivo. Con buona pace di Wenger e Pulis…

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