Difesa a tre o difesa a quattro? Il grande enigma della Germania e di Löw

Germania difesa

La Germania di Löw, dopo la sonora sconfitta casalinga contro l’Olanda, ha chiuso la settimana dedicata alle qualificazioni europee con una vittoria fondamentale in Irlanda del Nord, che permette alla Mannschaft di poter ragionevolmente puntare quantomeno al secondo posto nel girone e ottenere la qualificazione al prossimo Europeo. Non senza difficoltà.

Per questo partiamo da un appello a Joachim Löw: la difesa a tre è stata un tentativo che magari in un passato anche recente andava fatto, ma i risultati dicono che va accantonata, almeno per ora. I nodi su questa impostazione sono venuti tutti al pettine nella partita di venerdì sera al Volksparkstadion di Amburgo, quando il gioco veloce e le ripartenze dell’Olanda ne hanno palesato tutti i limiti. Già contro l’Irlanda del Nord infatti il Commissario Tecnico è tornato al più efficace e collaudato 4-2-3-1.

La difesa a tre ha obbligato infatti spesso i terzini, a quel punto all’altezza dei centrocampisti, a coprire tutta la fascia, l’attacco ha perso un giocatore rispetto al 4-2-3-1 e la squadra soprattutto nel secondo tempo si è abbassata, faticando a costruire gioco senza gli inserimenti e gli scambi di prima in velocità che caratterizzano il modulo con tre attaccanti alle spalle dell’unica punta. E questa Mannschaft è una squadra che va in difficoltà quando non riesce ad avere il possesso palla e deve difendersi.

Contro l’Irlanda del Nord invece, in particolare nella seconda parte (nella prima hanno pesato la poca serenità dopo la sconfitta di venerdì e l’inizio arrembante dei britannici), Reus ma anche Gnabry e Brandt accentrandosi si sono trovati in posizione favorevole tra le linee dopo scambi di prima con i centrocampisti o con i compagni di reparto. Hanno funzionato inoltre i lanci di Kroos o Kimmich dal centro verso gli esterni, che si inserivano alle spalle della difesa avversaria. In questa situazione spesso ad inserirsi sono stati i due terzini del Lipsia, Klostermann a destra e Halstenberg a sinistra, agevolati dai movimenti verso il centro delle due ali Gnabry e Brandt. 

Ci sono poi altri due temi a favore della difesa a quattro. 

Prima di tutto nessuno dei centrali a disposizione di Löw rende meglio giocando a tre: Tah quest’anno in qualche occasione l’ha fatto al Bayer in Bundesliga, ma l’impostazione di Bosz è molto particolare e non si può parlare di vera e propria difesa a tre; anche Stark qualche volta l’ha fatto all’Hertha, ma con risultati poco incoraggianti. 

In secondo luogo nel nuovo corso della Mannschaft una delle mancanze è la qualità tecnica dei centrali difensivi: non che Ginter, Süle, Tah o Stark abbiano delle grandi carenze in fase di impostazione, ma di certo da una parte la loro qualità migliore è nel corpo a corpo, nella marcatura; dall’altra nel gioco di Löw l’azione parte sempre da dietro palla al piede e un giocatore con le caratteristiche tecniche e di visione di Hummels (che, come ribadito dal CT, non tornerà) manca. Anche lunedì nella vittoria in Irlanda del Nord l’impostazione dalle retrovie partiva spesso più da Neuer che da Süle o Ginter (poi Tah, entrato già nel primo tempo per l’infortunio del difensore del Borussia Mönchengladbach). Tale limite diventa quindi ancora più evidente in una difesa a tre, in cui l’azione manovrata inevitabilmente inizia dai centrali.

Il futuro della nazionale tedesca comunque è roseo, vista la qualità complessiva, la bassa età media della squadra e il continuo ricambio di giocatori di altissimo livello, ultimo in ordine di tempo Kai Havertz; ma qualcosa manca ancora e le difficoltà di queste due partite lo dimostrano. Sarà compito di Löw dare sempre più sicurezza al giovane gruppo, iniziando in primis dalle certezze tattiche. Che, ci si augura, non includano più la difesa a tre. 

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