Nasce l’Eintracht 2.0: i volti della rivoluzione estiva di Francoforte

Eintracht rosa

Al termine della scorsa stagione, la sensazione che all’interno dell’Eintracht Francoforte potesse avvenire una rivoluzione (o quasi) era piuttosto diffusa. Tutta Europa aveva conosciuto e ammirato il trio delle meraviglie composto da Luka Jovic, Sébastien Haller e Ante Rebic. E tanti club li volevano, naturalmente. Le ‘Adler’ forse non avrebbero voluto smobilitare così in massa, ma da una rinuncia si è passati a una situazione di ‘tutti o nessuno’ il cui passo successivo è stato arrivare al cambiamento totale, su tutta la linea.

La cessione annunciata era quella di Luka Jovic al Real Madrid, chiacchierata già da gennaio. Sia per età (22 anni il prossimo dicembre) che per potenziale e caratteristiche, la trattativa era prevedibilmente già andata in porto in inverno. I 70 milioni intascati dovevano bastare per ristrutturare il centrocampo (Sow e Kohr), confermare i perni della scorsa stagione (Trapp, Kostic, Hinteregger e Rode, dopo i prestiti), più puntare su un suo sostituto, Dejan Joveljic. Poi però il West Ham ha portato un’offerta economicamente irrinunciabile ad Haller, che avrebbe forse voluto aspettare un top club l’anno prossimo e rimanere ancora in Germania, ma ha optato per volare subito in Premier. L’ultimo rimasto, Ante Rebic, ha scelto il Milan all’ultimo giorno di mercato dopo un gran nervosismo nel mese di agosto, ovvero quello in cui era rimasto l’unico del trio.

Per come si incastravano perfettamente in un tridente offensivo, andare a sostituire Rebic, Haller e Jovic puntando su giocatori altrettanto forti e pronti era di fatto impossibile, insostenibile per le casse del club. Fredi Bobic, ds dell’Eintracht, ha così ragionato in maniera diversa: ha colto la caratteristica principale di ognuno dei tre. Riuscendo, a mercato chiuso, a consegnare tra le mani di Adi Hütter un attacco ancora tutto da scoprire, ovviamente diverso da quello dell’anno scorso, ma completo e con cui il tecnico può giocare molto. E con tratti in comune con quello dell’anno scorso.

Il colpo più importante (e di cui vi abbiamo già parlato approfonditamente) è sicuramente quello di Bas Dost, uno che la Bundesliga la conosce già, che con lo Sporting Lisbona è arrivato a competere per la Scarpa d’Oro e che sa occupare l’area come pochi, un po’ come Seb Haller, dominatore sui palloni alti e sui lanci lunghi. Il bersaglio ideale per i cross di Kostic e Da Costa, al pari di Gonçalo Paciência, un altro che come Dost fa del gioco aereo un punto di forza, ma sa anche giocare con i compagni palla al piede, e quindi fare da spalla all’olandese in caso di attacco pesante.

Meno di peso sarebbe invece una coppia d’attacco in cui è incluso André Silva, il colpo dell’ultimo minuto, arrivato nello scambio con Ante Rebic. Tra Milan e Siviglia non ha rispettato le aspettative riposte su di lui al momento del suo arrivo in rossonero nel 2017. Con un altro rosso e nero, quello di Francoforte, cerca riscatto. Le sue caratteristiche gli permettono di fatto di poter agire sia in coppia con un attaccante più fisico, sia eventualmente come prima punta lui stesso, nonostante non abbia il peso di Paciência o Dost.

Discorso simile vale anche per Dejan Joveljic, l’erede di Jovic, serbo classe 1999 che Hütter sta gestendo senza dargli eccessivi carichi di pressione. Ha l’istinto del goal, ma è ancora molto leggero e fa fatica a reggere contatti fisici e aggressività quando si tratta di pressare. Tant’è che ultimamente è stato schierato più da seconda punta che da prima punta, nonostante il ruolo in cui si è fatto conoscere è stato quello di riferimento offensivo con un grande fiuto del goal.

In più c’è un quarto nuovo acquisto su cui Hütter può contare, il giapponese Daichi Kamada, tornado dal prestito in Belgio al Sint-Truiden. Già l’anno scorso è stato protagonista con le ‘Adler’ nella tournée negli Stati Uniti, quest’anno potrebbe invece essere già considerato un titolare: nelle prime uscite a Gacinovic è stato preferito lui, soprattutto perché dà imprevedibilità all’attacco con i suoi dribbling e alza i ritmi con i suoi scatti, come faceva Rebic.

Se lo scorso anno il serbo grazie agli inserimenti si sposava meglio con i compagni di reparto (quando uno tra Haller, Jovic e Rebic riposava) quest’anno sembra Kamada l’uomo giusto da schierare dietro le due punte. Anche perché difficilmente verrà replicato il modulo con tre attaccanti, visto che anche a centrocampo Sow, che potrebbe avere molto spazio, ha caratteristiche offensive per una mediana a due. Anche lo svizzero è un nuovo acquisto, arrivato dallo Young Boys.

Nonostante le molte novità in rosa, l’Eintracht è partito molto meglio rispetto a quanto fatto l’anno scorso, quando aveva perso alla prima in DFB-Pokal contro un club nemmeno professionista, per poi iniziare a macinare punti soltanto da fine settembre in avanti. 2 vittorie, 1 pareggio e 5 sconfitte nelle prime 6 settimane di stagione, contro le 7 vittorie e 2 sconfitte con cui è partita la stagione in corso. L’ha iniziata con Rebic, nonostante i capricci, le espulsioni e le partite in cui ha giocato con poca voglia e ancora meno determinazione e attenzione. La finirà con Dost, André Silva, Paciência, Joveljic e Kamada. I nuovi volti della rivoluzione, coloro che dovranno far dimenticare chi per una stagione ha fatto sognare una città.

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