Marius Bülter, l’eroe dell’Union Berlino che ha sconfitto il Dortmund

Marius Bulter Union

A fine partita si è intrattenuto più dei suoi compagni di squadra, a bordo campo, per scattare qualche foto e per chiacchierare con i suoi genitori, gli amici e la sua ragazza. Distrutto, nonostante ancora l’adrenalina in circolo, è crollato in preda ai crampi. Ma ha aspettato ancora altri minuti, con lo stadio che si era di fatto svuotato, prima di lasciare il campo che l’ha visto protagonista e che gli vale un piedistallo per una futura statua nel museo dell’Union Berlino. E che tutti i tifosi presenti allo Stadion An der Alten Försterei ricorderanno.

Del resto lui, giocatore “professionista” lo è solamente da un anno e sulla carta d’identità c’è scritto che è nato il 29 marzo 1993. Insomma, non propriamente un teenager. Ma Marius Bülter gli istanti del dopopartita se li è goduti fino in fondo, quasi incredulo: sabato 31 agosto, con la sua doppietta ha trascinato i berlinesi alla prima vittoria in Bundesliga. In casa, contro i colossi del Borussia Dortmund, per 3-1. Vincitori della Supercoppa di Germania come ci tiene a sottolineare il ‘Berliner Kurier’ nell’edizione di domenica.

Bulter Berliner Kurier

Prima al 22’, un tiro di destro basso, sugli sviluppi di un corner ottimamente realizzato; poi la rete del 2-1, dopo cinque minuti della ripresa, di sinistro da fuori area, ancora una conclusione bassa sulla ribattuta del portiere Bürki, uscito sui piedi di Andersson. È una fiaba la sua, vestito totalmente di rosso come il mantello dei supereroi, Bülter è stato catapultato in Bundesliga, a correre chilometri sulla corsia di sinistra, quando appena 18 mesi fa era in quarta serie. Tra i dilettanti.

Marius Bülter è nato a Ibbenbüren, città di 50 mila abitanti della Renania Settentrionale-Vestfalia, a un’ora e mezza di macchina proprio da Dortmund. Ma lui, che nel frattempo ha studiato ingegneria meccanica per tenersi una porta aperta nella vita, le soddisfazioni più grandi – prima di adesso – se l’è tolte al SV Rödinghausen, a 60 chilometri da casa, nella Regionalliga, in quarta serie. 19 gol nelle tre stagioni precedenti, poi l’esplosione nel 2017/18 e una data precisa: il 13 maggio 2018, con una tripletta al Verl, l’esterno sinistro fa cifra tonda con 20 gol in 30 giornate e titolo di capocannoniere da mettere sul curriculum, che magari lo aiuterebbe a trovare più facilmente un posto di lavoro.  

In quei stessi giorni, il Magdeburgo sta suggellando la promozione in Zweite Liga e, nella sessione di mercato estiva, decide di puntare su Bülter che, con fin troppa estrema modestia e umiltà, come scrive ‘Der Tagesspiel‘, ha più volte detto di ritenersi soddisfatto per esser riuscito ad esordire tra i professionisti a, ormai, 25 anni e per allenarsi in un vero centro sportivo attrezzato. L’anno scorso gioca 32 partite, realizza 4 gol e 4 assist, numeri lontani dall’exploit della quarta serie, ma tanto bastano per convincere l’Union Berlino a portarlo in Bundesliga. In prestito di un anno con opzione d’acquisto a fine stagione: una scelta di mercato per rinfoltire la rosa e allungare la panchina. 

E poi succede tutto così in fretta. Non è la solita vivace ala, è alto 1,88 metri, e robusto, ha fiato e ha spalle larghe. Ha sofferto di pubalgia per diversi anni, si è allenato individualmente, ha cambiato dieta entrando nei meccanismi del giocatore professionista. A Urs Fischer, allenatore dei berlinesi, piace sin da subito al punto da scalare rapidamente le gerarchie ed essere preferito a Gogia o Mees, giocatori già in rosa e che offrono un tipo di gioco differente. Negli 11 iniziali è sempre lui la sorpresa in delle prime uscite di Bundesliga; i quattro schiaffi contro l’RB Leipzig potevano ammazzare psicologicamente chiunque oppure portare il tecnico a dei cambi di giocatori e modulo drastici. 

No, nulla di tutto questo. Marius Bülter è ancora con il suo numero 15, sulla corsia laterale di sinistra, anche contro il Borussia Dortmund. Segna di destro e di sinistro. Segna una doppietta, la prima doppietta con la maglia dell’Union, la prima in Bundes, per la prima vittoria. Un concentrato di “prime volte” che, come in una fiaba, anzi come nella fiaba di Marius, ci conducono a un solo brillante finale: l’happy ending.

Rispondi