La nuova idea pazza di Peter Bosz per il suo Leverkusen

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Che Peter Bosz sia un allenatore fuori dagli schemi lo si sa dai tempi dell’Ajax, quando il mondo del calcio ha imparato a conoscerlo per il suo gioco offensivo e spettacolare. Dopo l’esperienza negativa al Borussia Dortmund il tecnico olandese cercava una realtà dove potersi riscattare, una piazza che lo mettesse in condizione di proporre la sua visione di calcio. Dall’altra parte i dirigenti del Bayer Leverkusen, Rudi Völler in primis, già da ottobre dello scorso anno iniziavano a mostrare insofferenza nei confronti del gioco poco propositivo di Heiko Herrlich. A quel punto non è stata una sorpresa il suo esonero alla fine del girone di andata, nonostante un finale in crescendo. E Bosz era esattamente quello che il Bayer stava cercando (e viceversa).

Nell’ottimo girone di ritorno, che ha portato il Werkself dal nono al quarto posto, visto il poco tempo a disposizione il tecnico olandese ha grossomodo mantenuto il 4-3-3 utilizzato da Herrlich, ma curando come d’abitudine in maniera maniacale la fase d’attacco. Dal mercato e dalle prime uscite del Leverkusen della stagione 2019/2020, ufficiali e non, si è subito capito che l’idea tattica era ancora più estrema, come confermato dalle dichiarazioni dello stesso Bosz.

Il modulo utilizzato è diventato 3-6-1, agevolato anche da una serie di acquisti funzionali a questa insolita impostazione tattica: il terzino sinistro Daley Sinkgraven dall’Ajax ma soprattutto i centrocampisti offensivi Kerem Demirbay e Nadiem Amiri dall’Hoffenheim e l’ala Moussa Diaby dal PSG.

La difesa è una difesa a 3 anomala, di solito con due centrali di ruolo (due tra Tah, Sven Bender, Dragovic e Retsos, quando tornerà pienamente a disposizione) e un terzo più offensivo, ad esempio Lars Bender in DFB Pokal o addirittura Wendell, come contro il Paderborn.

L’unica punta, Kevin Volland, viene supportata da due esterni tra Bellarabi, Bailey, Diaby o Paulinho o gli stessi Wendell e Lars Bender e quattro centrocampisti centrali, di cui al massimo due di rottura (in rosa ci sono soltanto Baumgartlinger e Aranguiz con caratteristiche più difensive) e almeno due trequartisti, tra i nuovi arrivati Amiri e Demirbay e l’enfant prodige Kai Havertz.

È chiaro che giocando in questo modo i gol e il divertimento sono garantiti da una parte e dall’altra, vista la poca attenzione dedicata alla fase difensiva, e i risultati sempre imprevedibili, come da tradizione a Leverkusen. Il possesso di palla è fondamentale e il gioco può svilupparsi sia centralmente che sugli esterni intorno all’unica punta, con sovrapposizioni e inserimenti continui. Certo tale impostazione fa sì che la squadra patisca le ripartenze avversarie e vada in difficoltà quando perde palla in fase di impostazione.

Quanto questo modo di fare calcio sia apprezzato dalla società Bayer lo dimostrano le dichiarazioni di qualche giorno fa della leggenda del club Simon Rolfes: “L’obiettivo, ovviamente, è che l’allenatore rimanga con noi ancora più a lungo. Entrambe le parti sono molto soddisfatte. È un buon punto di partenza”, ha detto il Direttore Sportivo al ‘kicker’, anticipando un imminente incontro con il tecnico per il prolungamento del contratto.

Come sempre saranno in ultimo i risultati a fare la differenza, ma dopo il mercato fatto a sua immagine e somiglianza e le dichiarazioni di Rolfes, Bosz ha l’ennesima conferma di poter andare avanti con tranquillità a costruire il suo calcio iper-offensivo. E, per i tifosi, di poter continuare a vivere quell’altalena di emozioni e quell’imprevedibilità che a Leverkusen è da sempre un marchio di fabbrica.

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