I soprannomi più strani delle squadre tedesche – Parte 1: Bundesliga, dai puledri alle vecchie signore

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I tedeschi vanno pazzi per i diminutivi, come pure per i soprannomi. E il calcio non fa eccezione. Qualunque calciatore, che abbia un nome lungo e complicato, ne avrà in dono dai tifosi un altro più corto e agile. Chiedere a Karlheinz Rummenigge per informazioni. Ad avere un soprannome, un Spitzname, sono anche i club della Bundesliga. Ecco quali sono e da dove vengono.

Lo “zoo” della Bundesliga – Nel massimo campionato tedesco non mancano prima di tutto i soprannomi che si rifanno agli animali. E ce ne sono per tutti i gusti. Per esempio i giocatori e i tifosi dell’Eintracht Francoforte sono Die Adler, “le Aquile”, dal volatile simbolo della città che campeggia pure sullo stemma del club rossonero, mentre il RasenballSport Leipzig sono i “Rote Bullen”, i “tori rossi” dall’animale che è anche simbolo del principale sponsor del club. E poi ci sono i Geißböcke, i caproni del Colonia, che devono il loro soprannome a Hennes, una capra domestica, mascotte (vivente) adottata negli Anni Cinquanta (di cui vi avevamo già parlato qui) e i Wölfe, i giocatori del Wolfsburg, che prendono il loro nomignolo dall’animale simbolo della città della Bassa Sassonia. Gli animali più famosi della Bundesliga sono però i puledri del Borussia Mönchengladbach. Uno Spitzname, quello di Fohlen, che nacque dalla penna del giornalista del Rheinische Post Wilhelm August Hurtmanns che nel 1965 disse dei calciatori della squadra di Hennes Weisweiler che giocavano come “giovani puledri”.

Calcio e lavoro – In Germania il Fussball si è sviluppato soprattutto come uno sport delle lavoratrici e alcuni soprannomi sono l’eredità di quel passato. Come quello dell’Union Berlino, per tutti Die Eiserne, letteralmente “quelli d’acciaio”, in ricordo delle radici proletarie dei biancorossi (anche per questo i berlinesi sono detti pure Schlosserjungs, visto che giocavano in blu con le uniformi degli operai) o come il “Werkelf”, la squadra della fabbrica, come è tutt’ora chiamato in Germania il Bayer Leverkusen, fondato proprio da alcuni operai dell’azienda farmaceutica che produce tra gli altri aspirine, un altro nickname dei rossoneri. Un legame con il mondo del lavoro che si trova anche in uno dei soprannomi dello Schalke 04. Che oltre a essere chiamati Königsblauen, dal colore “blu reale” delle loro divise, sono i Knappen, i minatori, la professione che svolgevano molti dei primi giocatori del club di Gelsenkirchen.

Bastano i colori… – A volte per soprannominare un club sono sufficienti le tinte delle loro maglie. Come lo schwarz-gelb, il giallonero del Borussia Dortmund o il grün-weiß del Werder Brema. I biancoverdi sono anche detti Die Werderaner, in dialetto locale “quelli dell’isolotto sul fiume”, visto che proprio su uno spicchio di terra sul fiume Weser i fondatori del club avevano cominciato a giocare.

Occhio alla geografia – Una società è anche nel mondo tedesco, l’espressione sportiva di un luogo. E un soprannome può semplicemente rimandare quel legame. Come Die Kraichgauer, “quelli del Kraichgau”, nickname dell’Hoffenheim e che fa riferimento alla zona del sud della Germania dove i biancoblù hanno sede o die Flingeraner, lo Spitzname del Fortuna Düsseldorf, che viene dal nome del quartiere della città dove la storia dei biancorossi è cominciata.

La “Alte Dame” e una città di banchieri – Anche la Bundesliga ha come la Serie A la sua “Vecchia Signora”. È la Hertha Berlino, che ha vinto molto di meno della sua “sorella” italiana, ma con i bianconeri condivide lo status di essere “donna” (si chiamava Hertha, nome femminile di una divinità germanica, la nave su cui aveva viaggiato uno dei suoi fondatori del club) e un po’ “anziana”. I biancoblù sono infatti la più antica società tra quelle che attualmente militano in Bundesliga, essendo nata nel 1892. E la storia, ma con la S maiuscola, c’entra anche con il soprannome dell’Augsburg. I biancorossi infatti sono i Fuggerstädter, letteralmente “coloro che vengono dalla città dei Fugger”, la famiglia di banchieri di Augusta, finanziatori tra l’altro, a partire dal XVI secolo delle attività del Papato.

Carnevali e Brasiliani di Brisgovia – I calciatori del Mainz, ex club di Jürgen Klopp e Thomas Tuchel, sono per i tutti Nullfünfer, “Gli 05”, come l’anno di fondazione (1905) della società riportato pure nella dicitura ufficiale del sodalizio (1. FSV Mainz 05). L’undici di Sandro Schwarz è anche la Karnevalverein, la squadra del Carnevale, visto che le celebrazioni di quella festa a Magonza sono tra le più importanti di Germania. Non c’entra né il Carnevale né direttamente il Brasile invece nel soprannome del Friburgo. I giocatori di Christian Streich sono i Brisgauer-Brasilianer, i brasiliani della Brisgovia, da quando a inizio Anni Novanta con Volker Finke in panchina proponevano un calcio spumeggiante, tecnico, quasi sudamericano.

Chi tutto chi niente – Insieme al Borussia Dortmund chi ha più soprannomi è il Bayern Monaco. I campioni di Germania ne hanno diversi (FCB, Die Bayern) ma ce n’è uno che colpisce più di altri: FC Hollywood. Un Spitzname, amato più dagli avversari che dai legittimi proprietari, nato negli Anni Novanta, quando le stelle bavaresi apparivano più che sulle pagine sportive su quelle del gossip. Al contrario del Bayern c’è qualcuno nell’attuale Bundesliga che un soprannome non ne ha neppure uno. È il Paderborn 07, nato “solo” nel 1985 dalla fusione tra TuS Schloss Neuhaus e FC Paderborn. Ma forse sarà solo questione di tempo. Perché un soprannome in Germania non si nega a nessuno. O quasi.

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