Clemens Tönnies e le frasi razziste: ecco cosa è successo

Clemens Tönnies

Clemens Tönnies è un personaggio discusso e controverso in Germania. Nasce a Rheda in Vestfalia sessantatré anni fa; il padre fa il macellaio e il giovane Clemens fonda insieme al fratello Bern un’azienda produttrice di carne, la B. & C. Tönnies GmbH & CO. (oggi Tönnies food GmbH & CO.), che diviene in poco tempo, grazie anche alle sue grandi doti commerciali, una delle principali in Europa nel settore.

La sua famiglia è da anni uno dei principali finanziatori dello Schalke 04 e Tönnies diventa membro del Consiglio di Sorveglianza della squadra di Gelsenkirchen nel 1994, subentrando al fratello Bern, prematuramente scomparso a seguito di un trapianto di rene. Dal 2001 ha assunto poi la carica di Presidente dello stesso Consiglio di Sorveglianza.

Molto noto in Germania non solo per il suo ruolo con i Knappen, ma anche per il successo imprenditoriale (ad aprile Forbes l’ha inserito all’85° posto tra i tedeschi più ricchi), è diventato suo malgrado conosciuto a livello europeo dopo una dichiarazione fatta pochi giorni fa, giovedì 1 agosto, a Paderborn nel corso di un convegno sui cambiamenti climatici, dal titolo particolarmente interessante: “L’imprenditorialità con responsabilità. Verso il futuro della produzione alimentare”.

Tönnies sostenendo di essere contrario all’aumento di alcune tasse per favorire la lotta ai cambiamenti climatici, ha aggiunto che piuttosto bisognerebbe finanziare la costruzione di venti centrali elettriche in Africa, “così gli africani la smetterebbero di abbattere alberi e di fare figli quando fa buio”.

Le reazioni a questa dichiarazione non si sono fatte attendere, in primis da parte dell’ex giocatore dello Schalke Gerald Asamoah, oggi allenatore dell’Under23 e ambasciatore dello stesso club; dai tifosi che lo hanno contestato nel match di DFB Pokal; da personalità del mondo politico tedesco, come il Ministro della Giustizia Christine Lambrecht e ovviamente dalla Federazione, per bocca del Presidente della DFB Reinhard Rauball.

Clemens Tönnies
Striscione dei tifosi dello Schalke durante l’incontro del primo turno di DFB Pokal: “Mostriamo a Tönnies il cartellino rosso” | Twitter Felix Tamsut (@ftamsut)

In molti davano per scontata l’espulsione di Tönnies dalla società, ma il Comitato d’Onore dello Schalke, composto da cinque membri tra cui un pastore evangelico, nella riunione d’emergenza del 6 agosto ha giudicato le sue dichiarazioni come frasi discriminatorie, ma ha definito le accuse di razzismo come infondate.

La distinzione è stata fondamentale per il futuro di Tönnies con i Knappen, poiché secondo l’articolo 4.4 lettera d) dello Statuto dello Schalke atteggiamenti razzisti o xenofobi portano all’esclusione dall’Associazione, mentre per un comportamento meno grave si applicano le sanzioni previste dall’articolo successivo. È stato quindi lo stesso presidente, ben consapevole di quanto rischiava, a proporre per sé la seconda sanzione più alta possibile secondo lo Statuto, cioè la sospensione dal club per tre mesi, al termine dei quali però potrà riprendere il suo posto da Presidente del Consiglio di Sorveglianza.

Certo manca ancora il giudizio del Comitato Etico della Federazione tedesca (che si dovrà riunire a settembre), ma intanto lo Schalke ha salvato Tönnies, peraltro su sua stessa proposta, dando così la sensazione di una dirigenza più preoccupata a non perdere il suo potente Presidente che a entrare davvero nel merito della questione, al di là di dove questo potesse portare.

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