Il metodo Eberl: come il DS del Gladbach ha costruito la squadra per la prossima stagione

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Uno dei migliori Direttori Sportivi della Bundesliga. Anzi, il migliore in assoluto. Max Eberl, Direttore Sportivo del Borussia Mönchengladbach, da anni nel panorama calcistico tedesco ha addosso questa meritata etichetta. Non è un caso infatti se le voci dicono sia stato più volte cercato dal Bayern: tre anni fa dopo l’addio di Sammer e in questi mesi per il 2020. Lui ha smentito dicendo che anche fosse vero in questo momento per correttezza nei confronti del Borussia, con cui ha un contratto fino al 2022, non parlerebbe con nessuno.

Nella carriera di calciatore Eberl è stato un discreto difensore, 104 presenze in Bundesliga, 112 in Zweite e 12 in nazionale Under21. È rrivato al Gladbach nel 1999 e quando nel gennaio del 2005 a soli 32 anni ha deciso di ritirarsi la società ne ha intuito le potenzialità da dirigente, nominandolo prima responsabile del vivaio e poi, da ottobre 2008, Direttore Sportivo. 

Per capire le qualità di Eberl, oltre che umane, basta elencare alcuni tra i tanti giocatori scoperti e lanciati dai Fohlen sotto la sua gestione: Dante, Marco Reus, preso dal Roth Weiss Ahlen per 1 milione, Havard Nordtveit, Granit Xhaka (acquistato a 7 milioni e rivenduto a 45), il campione del mondo Christoph Kramer, Max Kruse, Tony Jantschke, Marc-André ter Stegen, Patrick Herrmann. 

Le operazioni di questa sessione di mercato sono gli ultimi piccoli capolavori: a parte l’acquisto di un ottimo terzino destro come l’austriaco Stefan Lainer, il tesseramento di due dei migliori prospetti europei del 1997, lo svizzero Breel Embolo dallo Schalke e il francese Marcus Thuram dal Guingamp, pagati insieme in sostanza quanto incassato dalla cessione di Thorgan Hazard, buon giocatore ma di quattro anni più “vecchio”, è una mossa che in pochi sarebbero riusciti a concretizzare.

Altro punto nodale è la filosofia che muove Eberl: scommettere sui giovani ma con rischi calcolati, grazie ad uno strutturato lavoro di scouting. Oggi i ‘Fohlen’ con una ipotetica formazione fatta solo di giocatori Under23 potrebbero competere senza problemi in Bundesliga: Moritz Nicolas (1997, in prestito all’Union Berlin), Louis Jordan Beyer (2000), Nico Elvedi (1996), Mamadou Doucouré (1998), Andreas Poulsen (1999), Florian Neuhaus (1997), Denis Zakaria (1996), Michael Cuisance (1999), Laszlo Bénes (1997) e appunto Breel Embolo e Marcus Thuram.

Nei suoi successi da Direttore Sportivo hanno inciso anche ovviamente la capacità di indovinare le tempistiche per cambiare gli allenatori e l’individuazione dei sostituti: dall’interim di Ziege nel 2008 fino a Marco Rose, con la decisione di anticipare i tempi dell’addio a Hecking e arrivare così prima all’ex allenatore del Salisburgo. Scelta coraggiosa perché Dieter portava stabilità e buona gestione dello spogliatoio, peraltro con buoni risultati, ma Eberl è convinto che come ci volevano solidità e assestamento verso l’alto con Favre prima e Hecking poi, ora servisse un cambio di atteggiamento per lo step successivo. Così ha anticipato tutti, Schalke in particolare, per strappare al Salisburgo Rose, più offensivo e spavaldo. 

Una volta scelto con attenzione il coach il focus per Eberl diventa soddisfare al massimo le sue richieste e creare una stretta sinergia, nei limiti del budget e mantenendo comunque sempre la responsabilità ultima delle decisioni. L’esempio più recente è il mercato attuale, impostato sul 4-3-1-2 di Rose, con terzini alti (Lainer) e con una punta veloce (Embolo, Thuram).

È difficile dire se prima o poi finirà in una big (come detto Bayern in primis), ma quello che si può già affermare oggi senza timore di essere smentiti è che il miglior Direttore Sportivo della Bundesliga potrebbe portare con successo il suo lavoro e la sua filosofia in qualunque contesto. Ammettendo anche i propri errori: dopo il nono posto della stagione 2017/18, ha fatto ‘mea culpa, dichiarando di non aver costruito una squadra all’altezza. Anche questo è Max Eberl.

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