Philipp, l’addio al Dortmund e la nostalgia

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Tra le tante cessioni che il Borussia Dortmund sta per chiudere quest’estate, ce n’è una di cui si sta parlando probabilmente troppo poco rispetto al reale peso che potrebbe avere. L’addio di Maximilian Philipp al giallonero dopo due anni è ormai cosa fatta: secondo la ‘Bild’ passerà alla Dinamo Mosca per 20 milioni di euro, tanto quanto i gialloneri lo avevano pagato dal Friburgo nell’estate 2017. Sfortuna e infortuni hanno rallentato l’ascesa di un giocatore che al Westfalenstadion non ha deluso le aspettative il primo anno, ma si è perso nel secondo. E ora dovrà ritrovarsi in Russia, lontano dalla Germania, il suo ambiente ideale.

La stagione 2017/18 di Philipp è stata una delle poche cose positive della gestione Bosz-Stöger. 20 presenze in Bundesliga e 9 goal, con tre mesi fermo a causa di un problema al ginocchio. Ha giocato in tutte le posizioni dell’attacco: esterno, trequartista, punta, seconda punta. E non ha mai perso smalto o qualità. Aveva confermato quanto di buono mostrato al Friburgo l’anno prima, con 9 goal e una duttilità che aveva convinto il BVB a investirci.

Il salto di qualità è, per sua sfortuna, durato poco. Con il rientro di Marco Reus e la crescita di Sancho, gli spazi per lui si sono chiusi. Lucien Favre ha provato a reinventarlo come prima punta. Ha giocato titolare 6 delle prime 7 partite, senza né brillare né, soprattutto, segnare. Perdendo posto e fiducia. Figurarsi quando poi il primo cambio – Paco Alcácer – ha segnato a ogni pallone toccato nei suoi primi due mesi in Germania. Così l’ex Friburgo spesso non è stato chiamato nemmeno per la panchina e da lì in avanti ha giocato soltanto 313 minuti nelle restanti 27 sfide. Senza mai produrre un goal o un assist.

Il meglio Maximilian Philipp lo ha dato quando ha giocato insieme a una prima punta, non come prima punta. Prima con Aubameyang nella prima parte di stagione 2017/18, poi con Batshuayi. E, soprattutto, con spazio per muoversi. Nel momento in cui Favre ha ritrovato Reus e Sancho al top, ha sempre preferito completare il trio con un giocatore più di fascia e di corsa come Bruun Larsen o Guerreiro – o Pulisic, occasionalmente – che non con uno offensivo e con tanti goal nei piedi come il classe 1994 berlinese.

Il talento e le doti per riuscire a imporsi e conquistare tra le altre cose un posto nella nazionale della Germania non mancano. Quello che manca è un ambiente giusto e soprattutto spazio nel suo ruolo ideale. Un conto è riuscire a interpretare diverse posizioni quando si tratta di corsa salvezza o Champions, un altro è quando si lotta per il titolo. E soprattutto se nello stesso ruolo c’è Marco Reus, uno dei migliori del campionato e del mondo.

La scelta presa inizialmente, ovvero quella di andare al Wolfsburg (squadra favorita per firmarlo fino a due settimane fa) nasceva soprattutto da questa esigenza: riprendersi quello che l’ultimo anno in giallonero gli ha tolto, ma farlo in Bundesliga. La storia è andata diversamente. Niente Wolfsburg, nemmeno ritorno a Berlino, sua città natale, con l’Hertha: doppia smentita, perché ai ‘lupi’ rimane Brekalo mentre ‘die Alte Dame’ vira su Lukebakio. Il suo futuro sarà dunque in Russia, alla Dinamo Mosca. Una scelta particolare, visto che Philipp non giocherà nemmeno in Europa e uscirà dalla cerchia dei giocatori tenuti sott’occhio dalla nazionale.

Insieme a Nils Petersen nella stagione 2016/17 a Friburgo aveva composto una coppia che era valsa un incredibile settimo posto. Poi il primo tentativo di fare il salto di qualità è durato soltanto un anno al Borussia Dortmund. Se ci sarà un secondo, sarà sicuramente più avanti. La sua nuova avventura sarà in Russia, con una squadra che ha concluso la scorsa stagione al dodicesimo posto. Maximilian Philipp sarà la star indiscussa, l’uomo che dovrà riportarla in alto. Ha preso l’unica decisione possibile per giocare, ma il rimpianto di non essere riuscito a giocare ancora in Germania da subito sarà presente in lui per diverso tempo, così come la nostalgia della Bundesliga, il campionato ideale per lui.

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