Sebastian Rudy: il ritorno all’Hoffenheim per tornare a pensare in grande

Sebastian Rudy

Da un posto nella nazionale tedesca alla panchina in un club che lotta per la salvezza. Nel giro di una stagione, Sebastian Rudy ha visto crollare tutto quanto aveva costruito fino a pochi mesi prima. Il trasferimento dall’Hoffenheim al Bayern Monaco sembrava il punto per la definitiva consacrazione, poi il disastro al Mondiale di Russia 2018 e il trasferimento allo Schalke 04 hanno rimesso tutto in discussione. Un’annata nera, fatta di panchine, sostituzioni premature e prestazioni deludenti. Riassunte dal diretto interessato in un’intervista a ‘Sport Bild’: “Non ero adatto”. Una decisione sbagliata presa nel momento sbagliato. Che si può però cancellare quest’anno, iniziato con il ritorno a Sinsheim, in quella che dal 2010 al 2017 è stata casa sua.

Il centrocampista classe 1990 è tornato all’Hoffenheim in prestito per una stagione, con l’obiettivo di cancellare tutte le delusioni degli ultimi mesi. Un anno fa aveva chiesto di lasciare il Bayern nonostante 35 presenze e una buona continuità in campo, sia con Carlo Ancelotti che con Jupp Heynckes. Aveva di fronte la concorrenza di campioni come Arturo Vidal, Thiago Alcantara, James Rodriguez e Javi Martinez. Nonostante tutto, Rudy ha chiuso la stagione con oltre 2000 minuti giocati. Sentiva però l’esigenza di essere protagonista fino in fondo, come non poteva essere in Baviera. E ha scelto lo Schalke, preferendolo al Lipsia.

Ha scelto la Champions League con ‘Knappen’, ma non è andata bene, come lui stesso ha spiegato: “Ero convinto della mia scelta, ma non è andata bene, c’erano altre richieste rispetto alle mie caratteristiche. Speravo in qualcosa di completamente diverso”. Solo 28 presenze, la perenne sensazione di essere fuori posto. Una decisione forse rimpianta, resa più morbida soltanto dalla chiamata del club in cui ha collezionato 212 presenze e di cui è stato anche capitano nell’ultimo anno e mezzo, ereditando la fascia da Polanski.

Lo ha lasciato a parametro zero, tentato dall’interesse del Bayern. Ha fatto in tempo a portarlo in Europa, ma la Champions League della scorsa stagione non l’ha potuta assaporare. O meglio, lo ha fatto per due anni, ma con altre divise addosso, non quella bianco-azzurra dell’Hoffenheim. Quest’anno, dopo il nono posto della scorsa stagione, ritorna a concentrarsi solo sulla Bundesliga, in una squadra rinnovata, senza più Julian Nagelsmann e senza Schulz, Demirbay, Amiri e anche senza la rivelazione Joelinton, passato al Newcastle per 55 milioni di euro.

Rudy torna all’Hoffenheim come una delle star della squadra, come uno dei perni del nuovo centrocampo che sta costruendo il nuovo tecnico Alfred Schreuder, scuola Ajax. Sarà l’interno di centrocampo con licenza di inserirsi, tornerà a essere il ‘box to box’ che era un tempo e non più il regista davanti alla difesa che si pensava che fosse. Tra Bayern, Schalke e Nazionale ha giocato da mediano, doveva dare equilibrio. Ci è riuscito benissimo nella Confederations Cup 2017 vinta da protagonista (titolare in 5 gare su 5). Meno bene è andata nelle altre partite.

In passato ha fatto anche il terzino, l’esterno a tutta fascia, soprattutto con la Germania. Ma il suo ruolo originale è un altro, quello che ritroverà a Sinsheim e in cui, a 29 anni, spera di potersi ancora imporre. “Sono felicissimo, ho ricevuto un grande benvenuto” ha dichiarato al sito ufficiale del suo nuovo vecchio club. Ritorna con quattro trofei in più in bacheca: una Bundesliga, una Confederations, due Supercoppe. Ritorna per tornare a pensare in grande: il primo passo è stato mosso.

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