Renato Sanches e il rilancio: cosa ha spinto il Bayern a scommetterci ancora

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“Finalmente, altri 45 minuti e poi via per sempre dal Bayern, mai più qui. Queste parole, secondo la ‘Bild’, sarebbero state pronunciate da Renato Sanches a fine maggio, nell’intervallo dell’amichevole con il Lindau, ultimo impegno stagionale del Bayern Monaco. Quasi due mesi dopo, la realtà dei fatti dice tutt’altro: il classe 1997 portoghese rimarrà in Baviera. Passerà almeno i prossimi 6 mesi con i campioni di Germania. Lo hanno confermato tutti i dirigenti, e anche lo stesso giocatore lo ha fatto capire. Altro che “mai più”.

In due mesi il mondo intorno a Renato Sanches si è totalmente ribaltato. Già lo scorso anno la situazione era arrivata ad essere al limite. Nell’estate 2017 aveva raggiunto lo Swansea in prestito, per giocare e crescere dopo un primo anno già difficile al Bayern. In Galles aveva trovato Paul Clement, ex assistente di Ancelotti, allora allenatore del Bayern. Dopo un inizio faticoso, è finito subito in panchina. E la squadra è retrocessa a fine stagione, con lui che si è fermato a 12 presenze. Ha migliorato il minutaggio soltanto di poco: è passato dai 615 minuti giocati alla prima stagione con il Bayern ai 703 con lo Swansea.

Doveva essere la star dei ‘cigni’, è finito per diventare l’oggetto misterioso. E al suo ritorno in Baviera i dubbi erano molti. Niko Kovac ha deciso di tenerlo, di lavorarci su in estate. Ha ricevuto risposte importanti nel precampionato e ci ha puntato, tanto che dalla 4a alla 12a giornata di Bundesliga gli è sempre stato concesso spazio in campo, per 4 volte anche da titolare. Kovac vedeva ciò che si aspettava e gli dava fiducia, tanto che dopo un anno e mezzo l’ex Benfica era anche tornato in Nazionale. Ma l’idillio è durato poco. A fine anno ha chiuso con 17 apparizioni e 567 minuti in campo e un rendimento ancora non memorabile, molto altalenante. Lui si sentiva poco considerato, voleva giocare di più. Ed è arrivato fino ad esplodere, a voler andare via.

Sembrava impossibile convincerlo a rimanere, invece col passare delle settimane estive le posizioni sia del giocatore che della dirigenza si sono ammorbidite. Memore anche di quanto successo l’anno scorso, il giocatore potrebbe aver valutato che forse posti migliori del Bayern per lui non ce ne sono: un top club che dà una terza opportunità a un giocatore che si sta perdendo non si trova ovunque. E Kovac ha già dimostrato di saperlo rimettere in campo dopo momenti difficili.

Dal punto di vista della società, si è valutato di tenere il giocatore anche in base al suo potenziale. Si parla pur sempre di un classe 1997, esploso presto al Benfica, già Campione d’Europa a 18 anni e ora vicino ai 22 anni (li compirà il 18 agosto) con oltre 100 presenze da professionista in club importanti. Nulla di irrecuperabile. Sicuramente gli sono state perdonate più cose di quante sono state perdonate ad altri, ma il fattore prezzo fa il suo. Per Renato Sanches il Bayern ha investito 35 milioni subito, più 45 di bonus: 20 saranno da pagare se il giocatore finirà tra i primi tre del Pallone d’Oro o se sarà parte del Word XI della FIFA, più 5 milioni per ogni 25esima presenza stagionale per un massimo di 5 stagioni. Per ora è successo soltanto una volta in 3 anni.

Il Bayern non ha voluto rinunciare così presto, senza nemmeno provarci un’ultima volta, a un investimento di tale portata senza riuscire a rientrarci (difficilmente avrebbe incassato più di 20 milioni vendendolo quest’estate). Investimento tecnico ed economico, si intende. Così per ora Renato Sanches rimarrà e proverà a ritagliarsi il suo spazio nel centrocampo di Niko Kovac. Al momento la concorrenza non gli manca: Goretzka e Thiago, Tolisso e Javi Martínez, più Kimmich e Müller che possono adattarsi nei tre e probabilmente Marc Roca, obiettivo primario per la mediana (come vi avevamo raccontato).

Sanches dovrà avere la personalità per provare a imporre le sue caratteristiche uniche: nessuno ha la sua potenza nella progressione palla al piede e anche a livello di fisicità e mobilità nessuno riesce a unirle come lui. Non avrà la tecnica di Goretzka o la visione di Thiago, ma un giocatore così a Kovac può venir comodo. Il classe 1997, dal canto suo, dovrà accettare di avere un ruolo più preciso. Forse è anche quello che desidera: chiarezza. E in fondo è quello che ha trovato. Ha affermato che se il Bayern è il posto giusto per lui, allora rimarrà. E il Bayern ha deciso che sì, almeno per un anno sarà il posto giusto. Parola di Rummenigge, che vuole scommetterci ancora.

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