I motivi per cui Labbadia ha lasciato il Wolfsburg

bruno labbadia

È un Amburgo disperato e in piena zona retrocessione quello che il 15 aprile del 2015 decide di sostituire l’esonerato Josef Zinnbauer richiamando Bruno Labbadia, già coach dei bianco-blu con poca fortuna per meno di un anno tra il 2009 e il 2010.

Scelta vincente: 10 punti in 6 partite, 5 lunghezze recuperate al Friburgo, play-off raggiunto all’ultima giornata e incredibile vittoria ai supplementari contro il Karlsruhe. Poi un buon decimo posto seguito da un esonero dopo 5 giornate all’inizio della stagione 2016/2017.

Forse è qui che nasce la fastidiosa etichetta di allenatore bravo a recuperare situazioni complicate in corsa, ma su cui fare poco affidamento quando si vuole costruire un ciclo.

Devono aver pensato invece proprio alle sue capacità in momenti difficili i dirigenti del Wolfsburg quando a febbraio 2018 lo chiamano per il dopo Schmidt e anche questa volta, nonostante lo scetticismo iniziale dell’ambiente, Bruno non tradisce: altra salvezza raggiunta passando dal play-off.

La stagione 2018/2019 il Wolfsburg è una vera sorpresa, gioca bene e diverte praticamente per l’intero campionato con il suo 4-3-1-2 o 4-3-3. Tanti giocatori vengono valorizzati in modo inaspettato, solo per citarne alcuni l’attaccante olandese Wout Weghorst, a segno 17 volte alla sua prima esperienza in Bundes, il centrocampista Yannick Gerhardt, il terzino mancino Jerome Roussillon o lo svizzero Admir Mehmedi e la squadra lotta per l’Europa con pochi cali, chiudendo al sesto posto e quindi qualificandosi direttamente ai gironi di Europa League. Labbadia è a detta di tutti almeno sul podio dei migliori allenatori della Bundesliga 2018/2019 e ci sono tutte le condizioni per aprire finalmente un ciclo: la squadra è con lui e la società sembra ambiziosa, come sta dimostrando peraltro in questa prima parte di mercato (con gli acquisti di Schlager e Mbabu in primis, ma anche di due interessanti brasiliani, Paulo Otavio e Joao Victor; inoltre si parla in questi giorni di Maximilian Philipp).

Com’e possibile quindi che nonostante tutto questo a marzo, con la squadra in piena corsa per l’Europa, la scelta dell’allenatore di non rinnovare il contratto non abbia sorpreso più di tanto gli addetti ai lavori? 

Per capirlo meglio bisogna tornare indietro di circa 9 mesi. A giugno 2018 viene infatti nominato responsabile dell’area sportiva Jörg Schmadtke, ex dirigente del Colonia. Si capisce subito che con Labbadia la convivenza non sarà facile, sono due personaggi poco accondiscendenti e dal carattere forte. Il lavoro di mediazione del Direttore Sportivo Marcel Schäfer è continuo, ma i rapporti non migliorano, anzi peggiorano nel corso del mercato di gennaio.

A inizio 2019 le dichiarazioni di Schmadtke non lasciano spazio a interpretazioni: “Non scambio ricette con Labbadia e non devo andarci in vacanza insieme”, aggiungendo un laconico “è normale che a volte non si crei la chimica tra due persone, ma il nostro deve essere solo un rapporto lavorativo”.

Labbadia ne trae le conseguenze a suo modo, sgombrando il campo da dubbi e discussioni con la decisione di andare via a fine stagione. In questo gesto c’è molto dell’allenatore originario di Lenola, in provincia di Latina: dignità, coraggio e sicurezza del proprio lavoro, convinto infatti di avere talmente dalla sua parte i giocatori da non prendere neanche in considerazione un calo legato alla sua scelta, comunicata in un periodo positivamente delicato per il Wolfsburg.

La città, i tifosi e la squadra gli dedicano un saluto commovente all’ultima giornata, vinta tra l’altro 8 a 1 contro l’Augsburg; l’unico momento ‘freddo’ è la stretta di mano con Schmadtke…

Ora è senza panchina, cosa davvero curiosa, ma non ne fa un dramma. In una recente intervista al magazine sportivo ‘Kicker’ ha dichiarato infatti di essere assolutamente convinto delle sue capacità di allenatore in ogni situazione e di essere al massimo possibile, come dimostrato proprio a Wolfsburg.

Conclude l’intervista dicendo che l’esperienza in Bassa Sassonia gli ha trasmesso un nuovo incredibile desiderio di fare questo lavoro: speriamo allora di rivederlo presto all’opera, perché la Bundesliga non può fare a meno, umanamente e professionalmente, di un personaggio come Bruno Labbadia.

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