Union Berlino, un sogno chiamato Bundesliga

Union Berlino

L’ultima volta che l’Union Berlin ha giocato una partita di prima divisione era il 3 giugno 1989. La Germania era quella dell’Est e l’incontro con la Dinamo Dresda, già campione della Oberliga, finì con un rotondo 5-0 per i gialloneri. Quella sconfitta fu l’ultimo atto di una stagione che sancì la retrocessione dei berlinesi in DDR-Liga, la seconda serie della Repubblica Democratica Tedesca. 

Ora, a 30 anni esatti di distanza, Die Eisernen, letteralmente “quelli che sono fatti di ferro”, nella massima serie ci sono tornati. L’hanno fatto con una rosa costruita con un budget in crescita, ma decisamente più ristretto rispetto alle rivali, che ha fatto del collettivo e della difesa la sua forza. In 36 partite tra regular season e spareggio promozione-retrocessione per 15 volte Rafał Gikiewicz, il portiere polacco rivelazione della stagione, è rimasto imbattuto e l’Union ha subito solo 33 reti. Nessuno ha fatto meglio in 2.Bundesliga.

Una macchina difensiva quasi perfetta quella messa a punto dallo svizzero ex Basilea Urs Fischer, a cui si è abbinata una “cooperativa del gol”, abilissima a sfruttare i calci piazzati (17 reti su 54 realizzata sugli sviluppi di palle inattive). Due attaccanti a cavallo della doppia cifra, lo svedese Sebastian Andersson e il tedesco Sebastian Polter e tanti centrocampisti come Prömel, Mees e Gogia e difensori, per esempio il centrale Marvin Friedrich, autore di una delle due reti nell’andata del ‘Relegationsspiel’ con lo Stoccarda, capaci di portare il loro contributo anche in fase realizzativa. 

Da questa rosa, la dirigenza dell’Union è partita, all’indomani della storica promozione, per costruire una squadra capace di lottare per mantenere la Bundesliga. Il principale obiettivo dei vertici societari guidati da Dirk Zingler, presidente dal 2004 (con un passato ai tempi della DDR che fatto storcere qualche naso) è aggiungere esperienza a una squadra i cui componenti, di partite in Bundesliga ne ha accumulate poche. In quest’ottica sono arrivati il nigeriano Anthony Ujah, una punta con più di 50 gol tra Colonia, Werder Brema e Mainz, Christian Gentner, centrocampista con due Bundesliga in bacheca con Wolfsburg e Stoccarda e soprattutto Neven Subotić. Il serbo, formatosi calcisticamente tra Germania e Stati Uniti, nell’ultima stagione al Saint-Étienne, può essere un leader difensivo e non solo tecnico per l’Eiserne Union.

Accanto a loro tre sono stati acquistati, tra gli altri, alcuni interessanti Under 25, come il danese Ingvartsen dal Genk, l’olandese Sheraldo Becker, bomber dell’Ado Den Haag o Julius Kade, centrocampista ’99, preso a parametro zero dai cugini dell’Hertha Berlino. A mettere insieme e soprattutto a dare un’identità a una rosa così rinnovata e ampia (ad ora oltre i 30 giocatori, ma che di sicuro sarà sfoltita) toccherà a Urs Fischer, vincente in Svizzera con il Basilea ma all’esordio in Bundesliga, che è stato capace di calarsi perfettamente in una realtà particolare come quella dell’Union e a centrare, in un torneo molto combattuto (solo una terza classificata negli ultimi quindici anni aveva fatto tanti punti come i biancorossi), un obiettivo inseguito da almeno un paio di stagioni. 

Il primo test sarà l’11 agosto, quando l’Union Berlin debutterà nella DFB-Pokal, la Coppa nazionale al “Friedensstadion” di Halberstadt, nella Sachsen-Anhalt, ex DDR, contro il Germania, il club locale che ha dato i natali calcistici a Jürgen Sparwasser, l’uomo partita del match tra Repubblica Democratica Tedesca e Repubblica Federale ai Mondiali del 1974. Poi il 18 agosto l’esordio storico in Bundesliga, all’”An der Alten Försterei”, che con la sua storia (l’atteggiamento “contro” dei fans durante il regime della Germania Est e la ristrutturazione fatta dagli stessi tifosi tra il 2008 e il 2009 soprattutto), ha contribuito a dare all’Union, lo status da squadra di culto. E l’avversario sarà tutt’altro che banale, il Rasenball Lipsia.

I “Tori” sono di quanto più distante ci sia dagli “Eiserne” per cultura e per storia, oltre a essere stati oggetto da parte dei tifosi berlinesi (e di quelli di tutte le squadre della Regionalliga, della 3.Liga e della 2.Bundeliga che li abbiano incontrati) di insulti e contestazioni ogni volta che li hanno affrontati. Per l’Union quella giornata però sarà prima di tutto una festa, il primo momento di un sogno che il pubblico dell’”An der Alten Försterei”, spera non duri solo lo spazio di una stagione.

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