Il ruolo di Mandzukic nel Bayern e nel Borussia Dortmund

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Una squadra che punti su Mario Mandžukić con convinzione. Questa è la volontà di uno dei più vincenti attaccanti europei della sua generazione per quella che potrebbe essere la sua ultima maglia diversa nel grande calcio internazionale, a 33 anni. Mario si è trovato di nuovo messo alla porta dal suo club, la Juventus, nell’ambito di un nuovo progetto tecnico. Gli era già capitato al Bayern, quando Guardiola gli preferì Lewandowski.

Eppure sembra che proprio da Monaco sia arrivata un’offerta per il croato, a cinque anni da quel “tradimento” mai davvero digerito; i rumors lo hanno accostato anche al Borussia Dortmund, l’antagonista principale dei bavaresi. Insomma ci sono buone probabilità di un ritorno di Mandžukić in Bundesliga, nel campionato che lo ha lanciato ai massimi livelli. Le perplessità sono legittime: parliamo di un 33enne che in questo anno solare ha segnato un solo gol ed in generale sembra aver iniziato una parabola discendente. Ma dall’altro lato i motivi per cui l’acquisto potrebbe risultare funzionale ci sono eccome, non soltanto per il prezzo contenuto (si parla di 15 milioni di euro).

Prima di tutto bisogna fare un po’ di chiarezza sull’ultima stagione di Mandžukić, che si è trovato ad essere uno dei tanti giocatori un po’ logorati dal sistema conservativo dell’ultima Juventus di Allegri. E così ad una prima parte di stagione scintillante del croato è seguita una seconda parecchio deludente, segnata da diversi problemi fisici, che non gli hanno però impedito di chiudere con uno score accettabile (9 gol e 6 assist in 25 presenze in campionato). Tuttavia il numero 17 bianconero è reduce da una delle peggiori stagioni in carriera per quanto riguarda i passaggi, appena 26 tentati ogni 90 minuti in Serie A: numeri che ci raccontano di diverse partite in cui non è riuscito a lasciare il segno.

L’ex Atlético fa quindi fatica ad incidere nella manovra quando non può rifugiarsi nei duelli aerei, un fondamentale in cui risulta ancora fra i migliori in Europa (ne vince quasi 6 su 10). Proprio per questo Mandžukić non può più rappresentare il perno del progetto tecnico di squadre come il Bayern (che aspetta ancora una risposta da Sané prima di impostare il suo mercato) o il BVB, ma può sicuramente rivelarsi un’alternativa validissima, con tanta esperienza internazionale e una capacità d’incidere nei momenti decisivi con pochi eguali. Basti pensare che il croato nella scorsa stagione ha segnato almeno un gol a tutte le cinque squadre classificatesi dietro la sua Juve (Napoli, Atalanta, Inter, Milan e Roma), oltre ad una rete pesantissima contro il Valencia nella fase a gironi della Champions.

Il punto fondamentale è proprio questo: qualunque sarà la prossima squadra di Mario Mandžukić, se vuole ambire a dei risultati importanti dovrà fargli accettare di non essere più l’attore protagonista, ma un fondamentale aiutante nel film della stagione. Un accordo di questo tipo è più semplice immaginarlo con Kovac (che peraltro ha già allenato il croato proprio in Nazionale) che con Favre, visto il maggiore blasone del Bayern e la presenza di un titolare come Lewandowski, ben più saldo al suo posto rispetto a Paco Alcácer.

In quest’ottica Mandžukić potrebbe rappresentare un grande acquisto, una garanzia in termini di leadership e continuità delle prestazioni, specie se dovesse esserci la possibilità di riposare più spesso di quanto fatto di recente a Torino – e soprattutto di non farlo per infortunio, ma per scelta. Il centravanti della Juventus potrà anche avere un carattere non facile, ma si tratta del tipico giocatore che in battaglia tutti vorrebbero al proprio fianco e mai contro. Lo sa anche Uli Hoeneß, il primo ‘sponsor’ per riportarlo in Baviera, la destinazione preferita del croato secondo la ‘Bild’. Una cosa è certa: se il classe 1986 tornerà in Bundesliga, lo farà in un top club. Perché anche a 33 anni e in fase calante la fame di vincere non è ancora passata. E quella fame può fare comodo sia al Bayern che al Dortmund.

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