Max Kruse al Fenerbahce: cosa perde la Bundesliga

Max Kruse Fenerbahce

250 presenze, 74 goal, 68 assist. 5 maglie diverse vestite. 8 stagioni sempre da protagonista assoluto. Fino all’addio di quest’estate, che lascerà un grande vuoto. Dopo esserne diventato uno dei simboli, Max Kruse ha salutato la Bundesliga: ha lasciato il Werder Brema a parametro zero e ha scelto la Turchia e il Fenerbahce. A 31 anni compiuti a marzo, l’attaccante tedesco ha scelto un ricco contratto, forse l’ultimo della carriera. E per farlo ha dovuto dire addio al campionato tedesco.

A metà maggio, a stagione praticamente conclusa, Kruse aveva comunicato ufficialmente di voler lasciare il Werder Brema a parametro zero per cercarsi una nuova sfida. Aveva richieste economiche che il club non poteva soddisfare: si parlava di almeno 6 milioni lordi, cifre difficili da raggiungere per tutti i club della Bundesliga di fascia media. Ci aveva provato anche l’Eintracht Francoforte, arrivando a offrire fino a 4 milioni. Era entrato nel radar anche di top club che quei soldi li avrebbero potuti spendere: Roma, Tottenham, qualcuno ha parlato anche di Bayern Monaco.

Un parametro zero con quei numeri e quei colpi, anche a 31 anni, faceva comodo davvero a chiunque. Soprattutto alla Bundesliga, che senza di lui perde un grandissimo calciatore prima che un personaggio particolare. Un grande pokerista, un ex nazionale tedesco, che ha smesso di essere convocato da Löw dopo alcune follie, tipo portarsi una ragazza in ritiro o presentarsi ubriaco in hotel. O portare i ragazzi delle Under negli strip club. Di spazio con la Mannschaft Kruse ne avrebbe avuto tanto, più delle 14 presenze effettive, visto il vuoto nel ruolo di prima punta negli anni post-Klose, colmato sempre adattando qualcuno o rispolverando vecchi pallini come Mario Gomez.

In realtà limitarsi a vedere l’ex numero 10 dei ‘grün-weiß’ come una prima punta non rispetterebbe tutte le sue capacità tecniche. Sin dalla sua esplosione nel St. Pauli e nel Friburgo, Kruse si è dimostrato un attaccante in grado di saper fare qualunque cosa. Ha il senso del goal per anticipare l’avversario in area, la potenza per calciare da fuori, ma il meglio lo dà quando viene incontro e apre spazi per gli inserimenti dei compagni. La sua visione di gioco e la sua tecnica lo hanno portato a diventare uno dei migliori assist-man della Bundesliga, oltre ad andare in doppia cifra di goal per 5 volte nelle ultime 7 stagioni.

Ha vissuto due anni da sogno al Borussia Mönchengladbach tra il 2013 e il 2015, ma il meglio di sé stesso lo ha dato al Werder Brema dal 2016 al 2019. Nel club che lo ha lanciato è diventato il leader, con la fascia di capitano al braccio. Al primo anno con Alexander Nouri in panchina ha segnato 15 goal in 23 partite. Ha saltato le prime 10 per un infortunio, poi ha trovato continuità lui, come tutta la squadra. Il Werder ha completato una striscia di 11 risultati utili consecutivi (9 vittorie, 2 pareggi) in cui Kruse è stato protagonista con 10 goal e 5 assist, facendo coppia in attacco con il velocissimo Fin Bartels.

Nella stagione appena conclusa invece il periodo di ‘gloria’ l’ha vissuto a marzo: 6 goal e 3 assist in 4 partite. E ha ovviamente vinto il premio di giocatore del mese della Bundesliga. Soltanto Leo Messi ha tenuto il suo ritmo in quelle settimane tra i giocatori dei top campionati europei. Quel giro ristretto da cui Max Kruse ha deciso di uscire dopo 10 anni, scegliendo una squadra che l’anno prossimo non giocherà nemmeno l’Europa. Già, l’Europa: l’ha sfiorata per tre volte con il Werder, non è mai riuscito a raggiungerla. Lui che la Champions l’ha giocata con il Wolfsburg nella stagione 2015/16, mentre due anni prima ha conosciuto l’Europa League con il Gladbach.

La sua casa è sempre stata la Bundesliga. A tratti è stata anche il suo personalissimo parco giochi, per come è stato in grado di dominarla. Dagli inizi al St. Pauli alla consacrazione a Friburgo, prima di diventare grande con il Gladbach, perdersi a Wolfsburg e ritrovarsi di nuovo al Werder, fino a toccare il proprio massimo a 31 anni. E provare una nuova avventura al Fenerbahce. Forse non proprio il campionato e il livello a cui un giocatore così meriterebbe di stare. E che quindi, a maggior ragione, mancherà a chiunque lo ha apprezzato negli scorsi anni.

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