Gian-Luca Waldschmidt alla (cauta) riscossa

Waldschmidt

Fino a un paio di anni fa, pronunciare il nome di Gian-Luca Waldschmidt faceva effetto soltanto in tre città: Francoforte, dove è nato e cresciuto e ha mosso i primi passi da calciatore; Amburgo, dove a fine stagione 2016/17 ha segnato un goal decisivo per la salvezza all’ultima giornata; Wolfsburg, che quel goal l’ha subito e si è dovuto sudare la salvezza allo spareggio salvezza. Nell’estate 2019, 25 mesi dopo quel goal che fece esplodere il Volksparkstadion, l’attaccante classe 1996 ha guadagnato molta più credibilità sia a livello di Bundesliga che internazionale.

Merito delle sue gesta e dei numeri con cui ha chiuso l’Europeo Under 21 giocato in Italia: 7 goal in 5 partite, record per la competizione, senza andare a segno soltanto in finale. Non ha portato a casa il titolo, come son riusciti a fare i suoi connazionali due anni fa: la Spagna si è presa la sua vendetta. A livello personale però Gian-Luca può essere soltanto soddisfatto di quanto ha dimostrato.

C’è un numero che più di altri fa capire quanto Waldschmidt abbia inciso con la maglia della Germania, rispetto a quanto abbia fatto a Friburgo in stagione. Da novembre scorso, ha segnato di più con la selezione giovanile rispetto quanto ha fatto col Friburgo: 9 contro 8. Fa sorridere che tutti quei 9 goal li abbia segnati su territorio italiano: 7 all’Europeo, più doppietta in un’amichevole contro l’Italia.

In realtà anche in Brisgovia l’attaccante scuola Eintracht ha lasciato un segno importante: con 9 goal in stagione, è stato lui il secondo capocannoniere della squadra di Streich nel 2018/19. Ovviamente si è accodato a Nils Petersen, un’istituzione a Friburgo, il miglior realizzatore nella storia del club. Waldschmidt ha però rappresentato la perfetta spalla per completare un duo d’attacco che ha portato nuovamente il club della Brisgovia fino alla salvezza.

La stagione del 23enne è stata molto costante, senza grossi picchi. Mai una doppietta, mai enormi cali di forma, un massimo digiuno di 5 partite senza andare in goal. Non è ciò che gli si chiede primariamente, visto che l’obiettivo per cui è arrivato al Friburgo era quello di legare il gioco. Con i ‘Brisgau-Brasilianer’ si è riscoperto attaccante a tutto tondo, in grado di trovare la porta con buona continuità. E, per concludere, ha dominato l’Europeo.

Nonostante l’ottima base tecnica e il grande piede sinistro di cui dispone, è difficile per lui immaginare un futuro tra i grandi nomi del calcio tedesco. Waldschmidt ha trovato la sua dimensione ideale in un club senza pressioni come Friburgo, dove il tecnico Christian Streich sa valorizzare i giocatori al meglio. In pochi, una volta andati via, hanno rispettato le aspettative altissime che si portavano via dallo Schwarzwald-Stadion: Ginter, Philipp, Grifo, Baumann, Söyüncü. Alcuni sono anche arrivati in nazionale, ma le aspettative a Friburgo erano comunque più alte rispetto a quanto poi fatto appena andati via.

Il rischio è che questo succeda anche con il numero 10 dell’Under 21. Ha sfruttato al meglio la vetrina: ora è conosciuto a Bucarest, Belgrado, Vienna, Copenaghen, Bologna, Udine. Ma visto quanto si sta bene nella Foresta Nera, forse non c’è nemmeno ragione di cambiare aria. Almeno per un po’. Dopo la riscossa europea, per lui può essere il momento di fare la scelta più logica.

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